Il prete anti-pedofili Don Di Noto smonta il fango su Ratzinger: “Lui segnò una svolta contro la pedofilia”





Di Elisa Scrofani – Dopo i numeri spaventosi relativi agli abusi sessuali commessi dai preti in Francia e in Spagna, un nuovo dossier rivela le cifre della pedofilia della Chiesa tedesca. Lo stesso rapporto dal quale è anche scaturita un’accusa (qui) al papa emerito Benedetto XVI da parte dello studio legale Westpfahl Spilker Wastl, che ha condotto l’inchiesta su incarico delle autorità ecclesiastiche, di 4 casi di negligenza quando era arcivescovo di Monaco (1977-1981).

Tra nuovi appelli e riforme di vecchie norme ci si chiede a che punto sia la Chiesa nel contrasto della pedofilia tra le fila dei suoi intermediari. Affaritaliani.it ne ha parlato con Don Fortunato Di Noto, il prete fondatore e presidente di Meter, associazione con sede ad Avola in Sicilia, che dal 1989 si impegna nella lotta alla pedofilia e alla pedopornografia.


Quelli emersi in Germania sono numeri inquietanti, 497 vittime… 

Penso che ogni dossier è un’azione di trasparenza da parte della Chiesa. Questo credo dia merito al fatto che l’istituzione sta mettendo in discussione sé stessa e cercando di chiarire i fatti ascritti a quei sacerdoti che hanno compiuto atti esecrabili nei confronti dei minori. La strada percorsa non è poca, ma sicuramente non basta. Dall’altra parte, mi piacerebbe che si dicesse anche che solo in Europa si contano 19 milioni di abusi sessuali sui minori.

Nel contesto drammatico degli abusi sessuali non solo dentro la Chiesa quindi, ci si deve interrogare su che cosa sia andato storto nella tutela dei minori in generale. In ogni caso, detto questo, l’indagine che la Chiesa sta portando avanti è giusta, e mi auguro che si proceda così anche in tutti gli altri Stati.

Sulle accuse a Ratzinger che cosa si sente di dire?

E’ ancora presto per dire qualcosa. Parliamo però, questo possiamo dirlo, degli anni Settanta, anni in cui la Chiesa navigava ancora in alto mare su questi temi, basti pensare che la Convenzione dei diritti del fanciullo è arrivata molto dopo. Anche se questo non alleggerisce certo la gravità dei fatti. Sicuramente, e questo niente può cambiarlo, Ratzinger segnò una svolta nella lotta alla pedofilia. In ogni caso, finché non si leggono i documenti in merito al suo coinvolgimento nell’inchiesta non possiamo dire altro.

C’è chi ha parlato di siluro da parte del Vaticano bergogliano… 

Stiamo parlando di un papa anziano, sicuramente poderoso nella sua saggezza ancora oggi e che ha dato dei contributi tali da cambiare il volto della Chiesa. Ma non credo che ci siano oggi bergogliani ancora convinti di contrapporre Bergoglio a Ratzinger. Non vedo perché dovrebbero voler silurare una persona anziana che sta vivendo la sua vita con grande esemplarità.

La Chiesa in tutto questo tempo non sembra aver individuato una strategia verso il problema degli abusi. Si può dire?

Dobbiamo premettere che la Chiesa è sparsa nel mondo. Parliamo di diocesi sperdute nelle foreste amazzoniche, così come nel deserto del Sahara. Migliaia di diocesi, miliardi di fedeli. Detto ciò, mi sento di dire che negli ultimi anni sono tanti i documenti e le linee guida che la Chiesa ha prodotto. Sono stati dati segnali fondamentali e importanti per la sicurezza dei minori.

Ciò non toglie ovviamente che si deve fare di più. Io faccio 130 convegni in Europa proprio per aiutare e favorire una comprensione maggiore della difesa e della tutela dei minori, non soltanto nella Chiesa ma nella società intera. Da 30 anni mi occupo di abusi sessuali e pedofilia, con Meter. E sono un prete cattolico, per dirle. Quando cominciai questa sensibilità in questo ambiente non c’era.

Che cosa è cambiato oggi ad esempio?

Ormai non c’è diocesi al mondo che non abbia istituito il servizio tutela minori. In Italia ci sono circa 220 diocesi, una macchina enorme, ma non ce n’è una che non abbia questo servizio. Non c’è parrocchia o oratorio, inoltre, che non abbiano una alta sensibilità su questo tema. Oggi se qualcuno subisce un abuso sa a chi rivolgersi. E’ normale, ovviamente, che i membri di questi servizi devono essere formati, si tratta di professionisti. A livello preventivo? Tantissime diocesi in questi anni hanno organizzato corsi di formazione, dalle parrocchie alle scuole… e sono state create delle reti di lavoro anche con il mondo laico.

Bergoglio recentemente aveva annunciato di aver aggiornato le norme sui delitti per rendere più incisiva l’azione giudiziaria. Secondo lei, era effettivamente necessario?

Assolutamente sì, ha rinnovato delle norme canoniche fondamentali e importanti che andavano necessariamente riviste. Evidentemente l’azione giudiziaria si allea con l’azione preventiva. Nel Vaticano non ci sono le carceri dello Stato laico. C’è un processo, si stabilisce una pena, ma è di fondamentale importanza che in quegli Stati dove c’è la Chiesa ci sia una collaborazione con lo Stato laico. Il limite è così trasversale e complesso che si richiede sempre collaborazione e cooperazione, e questa è senz’altro la via giusta.

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