Il PD nasconde i crimini delle baby-gang di “nuovi italiani”. Perché lo ius scholae non serve ed è pericoloso


Da Il Giornale – La discussione sullo ius scholae sta infiammando il dibattito pubblico ma sta anche stressando la tenuta della maggioranza del governo Draghi. La sinistra ha forzato la mano sulla discussione e sta bloccando il parlamento per una battaglia ideologica che serve come bandierina da piantare in vista delle elezioni del 2023.

Intanto, nel mondo reale, gang di giovani immigrati scatenano il panico in situazioni come quelle di Desenzano del Garda. Le baby gang sono diventate un fenomeno molto diffuso nelle nostre città, sono composte prevalentemente da giovanissimi di seconda o terza generazione che frequentano le scuole e per i quali non è certo una cittadinanza a cambiare il modus operandi.

La violenza giovanile con il problema delle baby gang la vediamo su tutti i territori, è dovuta anche alla partecipazione di persone di seconda e terza generazione“, ha confermato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.

I più recenti dati Istat a disposizione, reperibili nel rapporto rilasciato lo scorso 21 ottobre 2021, indicano che in Italia ci sono 3.373.876 cittadini non comunitari regolarmente presenti nel nostro Paese e per la fascia di età tra i 14 e i 17 anni rappresentano il 9,6% dell’intera popolazione. Un numero tutto sommato risibile, che però commette, tra le altre cose, il 65% degli scippi e il 47,7% delle violenze sessuali. Molti operano in gang che si muovono agilmente sul territorio. Numeri che devono fa riflettere.

Il fenomeno delle baby gang

Come spiega a ilGiornale.it Pasquale Griesi, segretario regionale Lombardia del sindacato Fsp-Polizia di Stato: “Un fenomeno in crescita e molto preoccupante è quello dei giovani, spesso cittadini italiani di seconda generazione. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sull’adolescenza, istituito presso il ministero per la Famiglia, il 6,5% dei minorenni fa parte di una banda, il 16% ha commesso atti vandalici, 3 ragazzi su 10 hanno partecipato a una rissa”.

Milano è una delle città che soffre maggiormente il fenomeno: “Le violenze di piazza Duomo, le gang di San Siro… Sono quasi tutte formate da italiani di seconda generazione che evidentemente si sentono stranieri e mai si sono adattati alla cultura occidentale, problema che evidentemente non si è risolto con la cittadinanza italiana”. Tutti giovani che, per legge, frequentano le nostre scuole.

Risulta difficile per le forze dell’ordine contenere il fenomeno, come sottolinea Pasquale Griesi: “Sono situazioni divenute incontrollabili e sulle quali la legge non produce gli effetti desiderati divenendo inefficace, attenuata anche dal fatto che vi è mancanza di uomini e mezzi delle forze dell’ordine.

La sicurezza non sia solo battaglia di campagna elettorale ma diventi priorità”. Per questa ragione, come sottolinea l’esponente sindacale, “prima della cittadinanza, sarebbe fondamentale insegnare ai nostri ragazzi a essere dei cittadini esemplari“.

Quello dei reati commessi dagli stranieri è un fenomeno consolidato nel nostro Paese, perché “gli immigrati aumentano e delinquono, in proporzione, più” degli italiani ma a fronte di questo “i reati non crescono”.

Questo, sottolinea Griesi, “significa evidentemente che esiste un effetto di ‘sostituzione’, per cui alcuni ‘lavori’ in ambito criminale, ove cessano di essere svolti da italiani e vengono svolti da stranieri”. Chi opera sul territorio quotidianamente conosce molto bene questo fenomeno, a differenza dei radical chic di Palazzo, e le forze di sicurezza del nostro Paese hanno la percezione “di quanto il sistema sia debole.

Attualmente il problema è legislativo e organizzativo, potenzialmente se non ci fossero queste flotte di immigrati clandestini che per sostenersi devono purtroppo delinquere, oggi saremmo un Paese super sicuro”.

Le procedure di ingresso in Italia dei “presunti” minori

Molti dei giovani stranieri che oggi vivono nelle nostre città arrivano dagli sbarchi o dalle navi ong che li portano in Italia. Molti di loro non sono accompagnati e, al netto degli ovvi casi di persone di minore età, non mancano quelli che tentano gli escamotage per ottenere i corridoi privilegiati riservati a chi ha meno di 18 anni.

“Quando arrivano sulle coste italiane vengono fermati dalle forze di polizia e identificati. In quel momento comunicano di essere minorenni e vengono affidati alle comunità specifiche, che dovrebbero attivarsi per eseguire gli accertamenti multidisciplinari sulla minore età”, spiega a ilGiornale.it Alberto Lieggio, segretario provinciale Trapani del sindacato Italia Celere.

“Ci sono quelli che all’atto dello sbarco si dichiarano maggiorenni, li trattiamo come tali, quindi viene emesso un provvedimento amministrativo che sia di espulsione o di respingimento, e a quel punto, se non ricevono l’ordine del questore a lasciare il territorio entro 7 giorni, vengono trattenuti nel cpr”, spiega ancora il sindacalista.

La procedura prevede che entro 48 ore i documenti vengano trasmessi gli atti al giudice di pace per convalidare il trattenimento e il tribunale ha altre 48 ore per fissare l’udienza.

Ma a quel punto, “spesso e volentieri in udienza soggetti che si erano dichiarati nati nel 2000, 2002, 1999 in sede di convalida si dichiarano nati nel 2005 in modo da risultare sotto i 18 anni. Quindi, il giudice di pace o non convalida il trattenimento o lo convalida, ma in ogni caso dispone gli accertamenti sull’età”, spiega ancora Alberto Lieggio.

Ma “spesso e volentieri non vengono eseguiti perché prima o durante gli accertamenti i fantomatici minori si allontanano dalla comunità”. Ci sono anche casi estremi tra quelli portati come esempio dal sindacalista, come quelli di un recente sbarco che “all’atto dello sbarco si erano dichiarati nati nell’89 e nell’85 e in sede di convalida si sono dichiarati nati nel 2005” e il giudice ha dovuto disporre gli accertamenti.

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