Il globalismo è “la malattia del mondo”. Borgonovo smaschera la società “modello” della sinistra e di Bergoglio


Di Nicola Mattei – Roma, 11 lug – Il coronavirus ha smascherato tutta la fragilità del modello di società, economia, politica che sembrava poter dominare, incontrastato, il nostro mondo. Al di là delle considerazioni strettamente mediche, tutti ci siamo chiesti: come è potuto accadere? Cosa abbiamo fatto per metterci nelle condizioni di terribile vulnerabilità in cui ci siamo trovati? E da quali basi si può ripartire?

Borgonovo torna in libreria con “La malattia del mondo”

Francesco Borgonovo, vicedirettore del quotidiano La Verità, firma del settimanale Panorama e una delle voci più originali e prolifiche (è al suo secondo libro quest’anno, dopo “Contro l’onda che sale. Perché le sardine e gli altri pesci lessi della sinistra sono un bluff”) del dibattito intellettuale italiano, affronta questi temi epocali ne “La malattia del mondo. In cerca della cura per il nostro tempo” (Utet, 2020, 208p., 15€) senza paura di volare alto, ma anche con il piglio polemico di chi denuncia da anni gli errori dei modelli culturali dominanti.

In un percorso affascinante, che si snoda attraverso la cultura classica e la grande letteratura, ma si confronta costantemente con l’attualità, Borgonovo propone una diagnosi della malattia che ha assalito il nostro mondo, al di là e oltre alla diffusione di un microrganismo fatto di poche proteine e qualche filamento di Rna.

Una malattia più profonda

Un dialogo serrato con i grandi intellettuali del presente e del passato, intervistati (come Giorgio Agamben) o interrogati nei loro scritti più attuali (come Jean Baudrillard, Michel Onfray, Carl Schmitt), che amplia ed esplora la questione della pandemia che ci ha colpito fino a renderla il sintomo di una malattia più profonda.

Solo riconoscendo la natura di questa “malattia del mondo” si può ragionare sulle strade che possono portare a un futuro diverso, migliore e più sicuro del passato recente, che sembra già, in qualche modo, lontanissimo.

Nicola Mattei

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