Il folle piano di Cingolani: tornano le “zone a colori” e si pensa a misure per obbligarci a cambiare elettrodomestici


Da Il Giornale – La parola d’ordine è ridurre gli sprechi ed evitare choc energetici. Per questa ragione il ministero della Transizione ecologica ha varato il piano del governo per un consumo più consapevole delle risorse energetiche. Un modo per spuntare l’arma del gas in mano alla Russia di Vladimir Putin.

Un modo, ha detto il ministro Roberto Cingolani che aiuti a rendersi indipendenti dal gas di Mosca. Una via da unire al miglioramento di altre fonti di approvvigionamento attraverso i rigassificatori e che prosegue lungo la rotta delle forniture di gas dall’Africa.

Il piano di risparmi regionale e i controlli

Il piano, reso pubblico da Cingolani il 6 settembre, mira a ridurre i rischi legati a una eventuale interruzione delle forniture di gas russe. Inoltre, nel suo insieme, la strategia vuole anche fare scendere i prezzi del gas e quindi contenere le bollette: obiettivi che possono essere raggiungi soltanto con la promozione di un uso più consapevole di gas ed elettricità. La prima norma, che entrerà in vigore durante il mese di settembre, verrà dettata da un decreto del ministero della Transizione ecologica con cui si disporrà un’ora in meno di riscaldamento al giorno e temperature di 19 gradi centigradi anziché 20 gradi.

Misure che permetteranno di risparmiare 3,1 miliardi di metri cubi di gas. Limitazioni simili saranno imposte anche all’industria alla quale però verrà chiesta di sacrificare 15 giorni di accensione dei riscaldamenti, posticipandone l’accensione di 8 giorni e anticipandone lo spegnimento di altri 7 giorni). La riduzione di un’ora verrà disposta per regione: nella zona A i caloriferi potranno essere accesi per cinque ore al giorno dall’8 dicembre al 7 marzo.

Nella zona B al massimo 7 ore di accensione al giorno nel periodo che va dall’8 dicembre al 23 marzo. Nella zona C sono previste al massimo 9 ore giornaliere di riscaldamento a partire dal 22 novembre al 23 marzo mentre, nella zona D, 11 ore al giorno di calore a partire dall’8 novembre al 7 aprile. Infine la zona E, al cui interno le ore di riscaldamento quotidiane potranno essere al massimo pari a 13 ore nel periodo che va dal 22 ottobre al 7 aprile.

I controlli verranno effettuati a campione nelle aree commerciali e negli edifici pubblici. Il governo sensibilizzerà i cittadini affinché contribuiscano usando meno acqua calda, meno gas e meno corrente elettrica e preferendo le pompe di calore elettrico ai metodi di riscaldamento tradizionali. Spegnere il gas dopo che l’acqua per la pasta ha cominciato a bollire, fare docce più corte e meno calde, usare il forno, la lavatrice e altri elettrodomestici il meno possibile.

Non da ultimo spegnere del tutto, meglio se staccando la spina, qualsiasi altro dispositivo elettronico come tv e impianti stereo. Questi accorgimenti, secondo l’Enea, possono portare risparmi per 2,7 miliardi di metri cubi di gas. Il piano del governo non esclude che si possano introdurre ulteriori misure che richiedono investimenti da parte degli utenti finali, come la sostituzione di elettrodomestici vetusti e appartenenti a categorie energetiche migliorabili, così come le pompe a calore elettriche e l’installazione di pannelli solari.

L’indipendenza italiana

Il premier Mario Draghi ha avviato accordi per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, instaurando un rapporto commerciale che fa dell’Algeria un partner di rilievo dell’Italia. Accordi che permettono di ridurre la dipendenza da Mosca in modo più che sensibile. Il ministro Cingolani sostiene che sei mesi fa l’Italia importava il 40% di gas dalla Russia, che oggi ne importa un po’ meno del 20% e che si potranno dimezzare ancora le importazioni nel corso dei prossimi mesi.

Alle strategie sull’importazione si unisce la necessità di avere più rigassificatori, strutture che permettono di riportare al suo stato naturale il gas che viene reso liquido per essere trasportato via mare. Una volta riguadagno lo stato gassoso può essere inserito nella rete di distribuzione. Oggi sono tre quelli attivi, spiega Wired, e il governo vuole implementarne altri quattro, due galleggianti e due su terra.

Le popolazioni coinvolte non sempre gradiscono, come dimostrano le manifestazioni ingaggiate dagli abitanti di Piombino. Al di là di questi fatti di cronaca, per rendere operativa una nave metaniera (ossia un rigassificatore galleggiante) possono servire fino a 18 mesi. Se la strategia della rigassificazione e della diversificazione delle importazioni è sembra valida, a finire sotto la lente di osservazione è il termine immaginato dal ministro Cingolani, rendersi completamente indipendenti dalla Russia entro il 2024 appare fuori misura. Ci vorrà probabilmente un tempo più lungo ma la strada sembra essere tracciata.

Gli stoccaggi e il tetto del prezzo

L’Italia ha stoccaggi pari all’83% e si avvicina alla soglia del 90% stabilita. È un’informazione che va contestualizzata perché, in virtù di accordi europei, gli Stati devono considerare i principi di solidarietà: Bruxelles mira a fare in modo che i Paesi con più disponibilità di gas siano pronti a cederne una parte ai Paesi che ne hanno penuria. Va considerato che non tutti gli Stati Ue si sono mossi alla ricerca di alternative alle forniture russe, e questo potrebbe penalizzare le capacità messe in campo dall’Italia.

C’è da considerare anche che Putin può decidere di diminuire le forniture di gas all’Europa e che, per il momento almeno, facendo ricorso alle parole di Cingolani, il ricatto usato da Mosca è una partita a poker. La Russia non può interrompere le forniture con una certa rapidità, ricorda il ministro, perché non ha gasdotti nei quali riversare il gas e neppure altri mercati su cui venderlo. La partita a poker contempla quindi anche i bluff.

Il “price cap”, ossia il tetto al prezzo del gas è argomento ostico. Il prezzo del gas è stabilito dalla borsa olandese Ttf e stanno accadendo due cose che ne ribaltano la normalità: benché il gas sia di fatto un prodotto, le logiche che animano il mercato sono prettamente finanziarie (imperano i futures, contratti pensati per essere negoziati in borsa e che riguardano l’acquisto di un bene a prezzi concordati in anticipo) e, nel medesimo tempo, non vige più un regime di economia di mercato ma di guerra. Due elementi che, da soli, sono sufficienti a sparigliare le carte e, se a questo si aggiungono le incursioni degli speculatori, il quadro diventa ancora meno nitido.

Le negoziazioni con gli Stati Ue per cercare di stabilire un tetto al prezzo del gas devono tenere conto dei prezzi equi anche nell’ambito delle forniture energetiche, il cui costo è ancora agganciato a quello del gas. Il concetto di “prezzo etico”, peraltro, non è misurabile con matematica certezza: equo per gli operatori ma equo anche per i consumatori finali, siano questi cittadini o aziende. Mettere d’accordo tutti potrebbe essere missione impervia.

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