Il dramma di una figlia ricattata dal Green Pass: “Ogni giorno che mi tolgono con mia madre è un furto e un crimine”





Di Miriam Gualandi – Alcune interviste sono più difficili di altre da realizzare. Quando ti prendi l’impegno di raccontare la sofferenza di qualcuno non puoi farlo seguendo solo la regola delle “5 doppia V”, ci vuole anche un po’ di cuore.

Annamaria ci ha contattato per raccontarci l’esperienza che da oltre un anno lei e tanti altri stanno vivendo nell’indifferenza collettiva. Finiti gli spot pubblicitari sulle “stanze degli abbracci” (che non tutte le RSA hanno potuto o voluto allestire), la realtà delle Residenze Sanitarie Assistenziali è diventata molto più complicata di quel che sembra.


Lo sappiamo, a partire da marzo 2020 gli ospiti delle RSA e i loro familiari sono entrati in un incubo che dopo oltre un anno ancora non è finito. Adesso si è aggiunto anche l’obbligo di green pass per vedere i familiari, l’impossibilità di uscire e a volte anche di restare da soli con il proprio parente. Quando peraltro la maggior parte degli anziani è stata, volente o nolente, vaccinata.

Altro problema che viene messo in luce è il “controllo”: come fa un familiare a sincerarsi se l’anziano (o il disabile) viene accudito bene, vive in un ambiente pulito e sereno? Una situazione drammatica che va ad aggravare la psiche e la salute già provata degli anziani e dei loro figli, nipoti, parenti.

Sono quindici mesi che cerco di riportare l’attenzione sulla disumanizzazione che questi signori stanno compiendo. Qui si parla di esseri umani, con una storia. C’è sempre questo voler creare mostri, ma non è così. Nelle RSA ci sono anche malati terminali che necessitano di cure h24. E’ sconvolgente che la gente non appoggi le cause della disumanizzazione con la retorica “noi dobbiamo farlo per gli altri“.

“Io vi invito a denunciare, a non avere paura. Quando vedete un sopruso, ditelo”.

Leggi la notizia su Byoblu