Il contratto del governo abusivo PD-M5S lo scriverà la Cgil: una valanga di tasse, patrimoniali e salario minimo





Il leader sindacale ieri ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera che è stata notata soprattutto per un elogio di Giuseppe Conte («ha dimostrato coraggio politico e un profilo istituzionale importante quando, nel rispetto della Costituzione, ha messo il Paese nella condizione di sapere con trasparenza le ragioni della crisi e i problemi da affrontare. Inoltre, riconosco che è stato il presidente del Consiglio che ha riaperto i tavoli con le parti sociali»).


Ma dieci giorni fa, subito dopo Ferragosto, lo stesso Maurizio Landini aveva dato un primo colpo a favore di una maggioranza Pd/M5s.

In un’intervista a Repubblica si era sostanzialmente detto sicuro che Lega e Cinque stelle non avrebbero ricucito e aveva sottolineato come la soluzione alla crisi sarebbe dovuta passare dal Parlamento. Presa di posizione esplicita e un po’ troppo politica, che era piaciuta poco agli altri sindacati. Profetica se letta oggi.

Sempre a proposito di coincidenze, colpisce quella tra l’endorsement di Landini a Conte e l’autoesclusione dalla corsa per Palazzo Chigi da parte di Roberto Fico, il presidente della Camera da tempo in sintonia con il segretario della Cgil.

Landini tra i leader sindacali è quello più vicino a quel mondo che si trova a sinistra del Pd. Ma, nonostante recenti attacchi nei blog pentastellati, non mancano importanti punti di contatto con il M5s.

Nell’intervista di ieri Landini abbozza un programma di governo: «Combattere le diseguaglianze, l’impoverimento economico e sociale», rimettere «al centro un nuovo modello di sviluppo, riformi la Pa, rilanciando i diritti fondamentali del e nel lavoro, puntando sull’economia della conoscenza, sulla salute e sul rispetto dell’ambiente».

Facile individuare la sintonia con il segretario democratico Nicola Zingaretti, che ha chiesto politiche fiscali redistributive. Nell’intervista ci sono echi delle posizioni di Conte, ad esempio sull’ambiente. Nel suo intervento in Parlamento prima delle dimissioni il premier uscente ha sottolineato la necessità di politiche per lo sviluppo sostenibile.

Ma non manca qualche ammiccamento al M5s. Cgil, Cisl e Uil marciano compatti da tempo, la piattaforma unitaria dei sindacati non è in sintonia con le scelte del governo Lega-Cinque stelle. Ma nei due sindacati riformisti c’è chi ha notato toni soft di Landini su reddito di cittadinanza e salario minimo per legge, misure care al partito di Luigi di Maio avversate dai confederali.

Facile vedere nelle posizioni storiche di Landini una possibile sintesi tra Pd e M5s. Se si tradurranno in politiche concrete, la rinuncia agli aumenti dell’Iva potrebbe costare una nuova patrimoniale, sponsorizzata apertamente da Landini («bisogna intervenire sulle ricchezze per una lotta contro le diseguaglianze»). Una eventuale abolizione di Quota 100 non dispiacerebbe a Corso d’Italia. Eventuali nuove ecotasse sarebbero le benvenute dalle parti della Cgil. Sindacato che si candida a diventare azionista di maggioranza del nuovo governo.

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