Il centro d’accoglienza di Messina diventa un bordello: straniere prostitute e fiumi di coca


Di Cristina Gauri – Messina, 5 ago – Di giorno centro d’accoglienza dedicato a rifugiati e richiedenti asilo (nel quale Arci e Libera organizzavano seminari e corsi sulla libertà e il rispetto delle donne), di notte diventava un bordello, un postribolo dove le giovani immigrate venivano reclutate e spedite a prostituirsi. Per gli uomini, invece, scattava l’impiego come pusher e corrieri di sostanze stupefacenti. Eccolo qui, il concetto di «risorse» per i gestori dello sprar di capo d’Orlando (Messina): giù dai barchini, subito in strada a «rendere». Lo riporta StrettoWeb.

Le accuse

E’ quanto è stato accertato dai Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata di Militello che ieri hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari e applicativa dell’obbligo di dimora a carico di 9 soggetti; di questi, uno è ritenuto responsabile di favoreggiamento della prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, mentre gli altri, tutti in concorso tra loro, di molteplici episodi di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Prostituzione e spaccio

L’indagine, denominata Taxi driver, si è basata su intercettazioni telefoniche che accertavano come all’interno delle Sprar fosse attivo e fiorente un sistema di prostituzione e spaccio di droga. A capo del business si situava il 65enne Giuseppe Campisi, di capo d’Orlando, che si faceva carico di accompagnare le giovani prostitute, e farle in contrare con i clienti in un appartamento di sua proprietà. L’abitazione, situata a ridosso dello Sprar, era denominata il «cancello verde», una sorta di nome in codice utilizzato dalle immigrate. In cambio di denaro e rimborso carburante, Campisi forniva un servizio di accompagnamento con la propria autovettura anche a un gruppetto di stranieri ora accusati di spaccio di marijuana, hashish e cocaina. A riscontro di tale attività, i servizi di osservazione controllo e pedinamento hanno permesso di sequestrare complessivamente un chilogrammo di marijuana, nascosta in un immobile in disuso.

Cristina Gauri

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