I “trafficanti” umanitari di Sea Eye tornano a “pesca”: “Pronti a recuperare altri migranti. Salvini non ci intimidisce”





 – Dobbiamo aspettarci un nuovo assalto ai nostri porti. A una settimana dall’ultimo blitz, la nave “Alan Kurdi” della ong tedesca Sea Eye è già pronta a lasciare il porto di Maiorca, dove è ancorata, e navigare verso le coste libiche per andare a recuperare altri migranti che si mettono in viaggio per entrare clandestinamente in Europa.

Dopo l’ultimo braccio di ferro con l’Italia e Malta per i 65 clandestini recuperati al largo della Libia, l’ong tedesca è pronta a tornare in mare. Molto probabilmente riprenderà le missioni di soccorso dei migranti nel Mediterraneo già a fine mese. La nave “Alan Kurdi”, che batte bandiera tedesca, si trova attualmente nell’isola spagnola di Maiorca dove si sta preparando per la nuova missione che, come ha fatto sapere il portavoce dell’organizzazione, Gorden Isler, dovrebbe partire fra il 22 e il 24 luglio. Insieme a Mediterranea Saving Humans, Sea Watch e Proactiva Open Arms, Sea Eye è una delle organizzazioni non governative più attive davanti ai porti libici. “Non siamo intimiditi da un ministero dell’Interno”, ha ripetuto Isler in più di un’occasione sfidando apertamente Matteo Salvini.

Come ricorda l’agenzia Agi, la Sea Eye fu fondata nel 2015 dall’imprenditore Michael Buschheuer e ha tra i sostenitori la Chiesa evangelica in Germania (Ekd), il Centro di sostegno mennonita e l’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga. Nel dicembre dell’anno scorso la nave “Alan Kurdi” aveva compiuto la sua ultima missione con il vecchio nome “Professor Albrecht Penck”. L’11 febbraio a Palma di Maiorca è stata poi ribattezzata con il nome del bambino curdo-siriano di tre anni il cui corpo era stato trovato senza vita su una spiaggia turca nel settembre del 2015. Insieme a lui erano morti, in seguito a un naufragio, il fratello Ghalib e la madre Rehana.

Le operazioni condotte in mare da Sea Eye non sono sempre a prova di diritto, come invece vorrebbero farci credere. Anche l’intervento della scorsa settimana non è stato poi così cristallino. Dal gommone, su cui viaggiavano 65 migranti, non era partito alcun sos perché, come ha rivelato lo stesso Isler, “gli occupanti non avevano telefono satellitare o gps”“Le persone a bordo hanno avuto una fortuna incredibile a essere stati trovati… probabilmente non avrebbero raggiunto un luogo sicuro e sarebbero scomparsi in mare”, ha spiegato il capo missione della “Alan Kurdi” ammettendo che il gommone aveva un motore perfettamente funzionante e abbastanza carburante. Anche in questo caso l’ong tedesca si è rifiutata di riportare i clandestini in Libia o di attraccare in Tunisia e ha ingaggiato un braccio di ferro fino ad ottenere l’ingresso alla Valletta.

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