I terroristi di Al-Shabaab: “Con i soldi del riscatto compreremo altre armi per la nostra jihad”. Grazie Conte!


Di Elena Sempione – Roma, 12 mag – Parte dei soldi del riscatto per Silvia Romano «serviranno ad acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per portare avanti la jihad, la nostra guerra santa». A dichiararlo è Ali Dehere, portavoce di Al-Shabaab, l’organizzazione terroristica somala che ha rapito la cooperante italiana e ha incassato i contanti del governo giallofucsia. Dehere lo ha affermato in un’intervista rilasciata a Repubblica. L’autore dell’intervista, Pietro Del Re, scrive di essere entrato in contatto telefonico con il miliziano grazie alla mediazione «di un politico di Mogadiscio».

«Soldi per la jihad e il rispetto della sharia»

Alla domanda se la Romano abbia subìto maltrattamenti, il portavoce di Al-Shabaab risponde: «E perché mai avremmo dovuto maltrattarla? Silvia Romano rappresentava per noi una preziosa merce di scambio. E poi è una donna, e noi di Al Shabaab nutriamo un grande rispetto per le donne». Anzi, stando alle sue dichiarazioni, «abbiamo fatto di tutto per non farla soffrire, anche perché Silvia Romano era un ostaggio, non una prigioniera di guerra». Il terrorista, pur non rivelando l’entità della somma ricavata dal sequestro, conferma che buona parte del denaro andrà a finanziare la loro jihad: «Il resto – aggiunge – servirà a gestire il Paese: a pagare le scuole, a comprare il cibo e le medicine che distribuiamo al nostro popolo, a formare i poliziotti che mantengono l’ordine e fanno rispettare le leggi del Corano».

La conversione all’islam di Silvia Romano

Poi Ali Dehere – prima di giustificare le attività terroristiche della sua organizzazione – si sofferma anche sulla conversione all’islam di Silvia Romano, che per la diretta interessata sarebbe avvenuta senza costrizioni. «Ha sicuramente visto con i suoi occhi un mondo migliore di quello che conosceva in precedenza». E, inoltre, «da quanto mi risulta Silvia Romano ha scelto l’Islam perché ha capito il valore della nostra religione dopo aver letto il Corano e pregato».

Di Elena Sempione

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