Guai per il sindacalista dei migranti, Usb: “Che fine hanno fatto i soldi raccolti per l’emergenza Covid?”


Da Il Tempo – Una brutta storia quella che sta incrinando ancora di più il rapporto tra l’Unione Sindacale di Base e Aboubakar Soumahoro, sindacalista una volta in forza all’Usb e poi staccatosene, salito alla luce dei riflettori grazie alla partecipazione al programma televisivo “Propaganda Live” e alle interviste concesse a “L’Espresso”.

A far esplodere il caso un lungo comunicato della Usb che si pone degli interrogativi sull’effettiva destinazione dei soldi raccolti da Soumahoro per contrastate l’emergenza Covid tra i braccianti irregolari e poi, in parte, non arrivati a destinazione. O, almeno, questo è quello che si legge nella nota del sindacato. Nota scritta, peraltro, dopo che Soumahoro, sulla vicenda, ha già adito le vie legali e chiesto una conciliazione di 25mila euro.

“Quelle sottoscrizioni – scrive l’Usb – hanno visto coinvolte tante persone, ma tra queste molte erano della nostra organizzazione sindacale. Molti singoli delegati o semplici iscritti, diversi dirigenti ed anche alcune Federazioni territoriali hanno sostenuto una iniziativa che aveva un carattere apertamente umanitario ma serviva anche a denunciare l’ipocrisia di un sistema che si regge sul lavoro pesante di persone che garantiscono la nostra alimentazione quotidiana, pur avendo grandi difficoltà a disporre di acqua potabile, un tetto sopra la testa, condizioni di vita dignitose e un’alimentazione per lo meno sufficiente (senza parlare delle condizioni di lavoro)” .

“Nessuno – continua l’Usb – si chiese allora, eravamo in piena pandemia, dove finissero quei soldi, perché nutrivamo una fiducia cieca in Abou (Soumahoro, ndr) ed eravamo assolutamente certi che la destinazione di quelle risorse fosse esclusivamente per le finalità che pubblicamente si erano definite. C’era allora una discussione, che poi si interruppe, sulla possibilità di utilizzare quelle risorse per garantire la gestione di uno sciopero di alcuni giorni che avevamo inaugurato il 21 maggio e che si ipotizzava di ripetere in forma più forte nei mesi successivi.

Avere a disposizione risorse importanti avrebbe permesso di sopperire alle giornate di mancata retribuzione attraverso una sorta di “cassa di resistenza”. La discussione non proseguì anche perché nell’estate di quell’anno, era il 2020, Soumahoro decise di lasciare l’USB e dare vita al movimento degli invisibili. Di lì a poco, sempre Soumahoro, rese nota la nascita della Lega dei braccianti”.

“Superate le prime settimane di inevitabile sconcerto per la separazione da Abou, che molti dentro USB avevano considerato un fratello, è stato rapidamente rimesso in piedi un Coordinamento agricolo USB – continua la nota – e ripreso il percorso di sindacalizzazione in un settore così martoriato come il lavoro bracciantile. E proprio dentro questo percorso hanno finito per riavvicinarsi tanti delegati che in un primo tempo si erano affidati a Soumahoro ed associati nella Lega braccianti, per poi distaccarsene definitivamente qualche tempo dopo, decidendo di riprendere il percorso sindacale con USB”.

Poi arriva la parte delle accuse: “Da questi delegati è arrivato il reclamo, prima appena accennato, poi sempre più insistente, sulla destinazione di quei fondi e la notizia che mai Soumahoro avesse voluto dare una spiegazione circostanziata di dove fossero finiti. Una parte certamente è stata spesa per acquistare alimenti poi effettivamente distribuiti in diversi insediamenti in giro per la penisola, ma dai calcoli più volte effettuati da chi ha concretamente partecipato all’organizzazione della distribuzione risulta evidente che una larga fetta di quelle risorse non è mai arrivata a destinazione.

Da qui la domanda: dove sono finiti quei soldi? Le scelte politiche di Soumahoro sono ormai da tempo molto lontane dalla storia e dall’attività di USB e in grande contraddizione con la sua precedente militanza sindacale. Scelte discutibili ma comunque legittime, che guardiamo con un certo distacco. Quella parte della sua attività sindacale con USB che dovesse presentare delle ombre, come per esempio la raccolta fondi dell’epoca, fatta non a nome di USB ma agita però da quello che era allora un nostro dirigente nazionale, in qualche modo ci riguarda. Soprattutto se quella domanda, che torna insistente in diversi insediamenti, continuerà a non trovare risposta. Una risposta che solo Soumahoro può dare”.

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