Governo verso la resa dei conti: Di Maio diserta il Senato e riunisce i ministri 5Stelle. La crisi è vicina?

di Niccolò Silvestri – Ha dapprima disertato l’appuntamento del Senato e poi convocato, per le 18, ministri e sottosegretari a Palazzo Chigi. Se Luigi Di Maio fosse il protagonista di un giallo di Agatha Christie, mancherebbe solo un ultimo indizio – il terzo appunto – per formare la fatidica prova del suo sempre più crescente (ed evidente) disagio. Lo testimonia il grande freddo calato a distanza zero tra lui e Conte mentre questi alla Camera si arrampicava sugli specchi pur di non dire quel che in Europa tutti dicono, e cioè che il fondo salva-Stati non è più emendabile. Le jeaux son fait.

Di Maio contrariato dalla “chiamata in correità” di Conte sul Mes


E se tanto ci dà tanto, al capo grillino brucia ancor di più la “chiamata in correità” del premier sul Mes«Tutti i ministri sapevano», ha scandito Conte nel trambusto di Montecitorio rievocando il Cdm tenutosi il 27 febbraio scorsi. Dieci mesi e un governo fa. Il «tutti» è riferito a Salvini, certo. Ma anche a chi, come Di Maio, oggi cerca di recuperare un ruolo sulla vicenda per non trovarsi spiazzato di fronte ai sovranisti. Giorgia Meloni, soprattutto, che ministro non era e che ai Cinquestelle sta rosicchiando un bel po’ di consensi. Quand’è così, l’istinto portare a serrare i ranghi e a contare amici e nemici. Ufficialmente, almeno a quanto si apprende dalle solite fonti bene informate, la riunione delle 18 servirà a fare il punto sui lavori dell’esecutivo.

La riunione convocata per fare il punto sui lavori del governo

Ci mancherebbe che non si parlasse anche di questo. Dopo tutto si terrà a Palazzo Chigi, la sede meno adatta un incontro tra congiurati o per una riunione appena appena carbonara. Ma tant’è: Di Maio e i Cinquestelle fanno sempre più fatica a calarsi nei panni degli uomini di governo. La ritrovata libertà di Salvini li atterrisce da un lato e li seduce dall’altro. Gridare è bello e fa guadagnare voti. Mantenere quello che si è promesso quando si gridava è più difficile. E chissà che Di Maio non senta nostalgia del Vaffa e proprio abbia voglia tornare. Costi quel che costi.

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