Gli antifascisti insultano Pansa anche da morto. Giornale comunista: “Era un cane mistificatore alla catena del padrone”


Di Alessandro Della Guglia – Roma, 13 gen – Il bruttissimo vizio dell’insulto senza ritegno gli antifascisti proprio non riescono a toglierselo. Anzi, finiscono pure per vantarsene rivendicandolo come un gesto doveroso. Così, dopo il collettivo Militant, che ha oltraggiato Giampaolo Pansa con un delirante editoriale, ecco il giornale comunista Contropiano che pubblica un corsivo a firma Vincenzo Morvillo il cui titolo è tutto un programma: “Bestemmia funebre per Giampaolo Pansa”.

“Un cane mistificatore”

Vengono i brividi solo a leggerlo, tanto è schifoso. Secondo i compagni in questione, il grande giornalista scomparso ieri era “intellettualmente disonesto. Vinto perché ignobile e afflitto da un’avvilente desolazione morale. La desolazione morale di chi è in cerca di consenso e di denaro. Un cane alla catena del padrone, che gli tira le briciole del suo lauto pasto. In vita, il Pansa non fu mai giornalista. Più che altro uno scribacchino mistificatore. Uno dei più subdoli falsificatori della verità storica. Un corrivo dell’ideologia del potere borghese”.

Eccoli qua gli antifascisti, ridotti a insultare una grande penna appena scomparsa perché ha raccontato i crimini commessi dai partigiani. E’ in fondo solo questo il motivo di tanto livore nei suoi confronti, uomo di sinistra colpevole di essere stato intellettualmente onesto e di aver smascherato le menzogne decennali di quelli che giustamente chiamava “gendarmi della memoria”. Dunque ai trinariciuti comunisti Pansa “non suscita compassione” e allora vogliono “lanciare un augurio indelebile. O meglio, una bestemmia”.

“Che annaspi all’inferno”

E quale sarebbe questo auspicio? “Che il sangue dei vinti possa segnare per sempre il tuo nome. Che tu possa annaspare, in eterno, nel Flegetonte dell’Inferno dantesco!”, scrive Contropiano. Senza vergogna, queste miserie umane che costantemente denunciano fantomatici episodi di razzismo e cultura dell’odio e pretendono di detenere lo scettro della verità assoluta, si permettono di insultare così un giornalista appena deceduto. Sono gli stessi signori che ci propinano lezioni di moralismo, gli stessi che non riuscendo a confrontarsi con i vivi finiscono per sputare sui morti. Giampaolo Pansa aveva imparato a conoscerli bene e molto probabilmente non si stupirebbe a leggere queste parole colme di veleno nei suoi confronti. Non ci stupiamo neppure noi.

Di Alessandro Della Guglia

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