Giustizialismo a fasi alterne. La deputata M5S Aiello indagata per falso in atto pubblico: “Non poteva candidarsi”




 – Non avrebbe potuto candidarsi in Parlamento. Ma lo ha fatto lo stesso presentando “false attestazioni” che le hanno consentito di poter correre per la Camera dei deputati. E adesso Piera Aiello è finita nei guai giudiziari. La 51enne deputata del Movimento 5 Stelle è stata, quindi, iscritta nel registro degli indagati dalla procura di Sciacca. L’accusa è “falso in atto pubblico”. Secondo i pm avrebbe utilizzato un nome – quello di Piera Aiello, appunto – che a tutti gli effetti non esiste più dal momento che è stato cancellato dalle liste del Comune di Partanna per via del suo status di testimone di giustizia.


L’indagine, come scrive il sito Tp24, ripreso dall’agenzia Adnkronos, sarebbe legata alla candidatura della testimone di giustizia, cognata di Rita Atria, alle elezioni politiche del 2018. Nel mirino dei pm proprio la condizione di testimone di giustizia della Aiello. Il suo nome non sarebbe certificabile all’Ufficio anagrafe del Comune di Partanna, dove la deputata è nata proprio perché da 27 anni vive, sotto protezione, senza la sua vera identità al Nord Italia. Per potersi candidare in parlamento, secondo la Procura di Sciacca, la deputata pentastellataavrebbe compiuto una vera e propia forzatura.

Quando l’anno scorso si è candidata alle elezioni politiche, la Aiello ha fatto la campagna elettorale senza mostrare il suo vero volto. Si è, infatti, fatta vedere in pubblico soltanto tempo dopo. In questi giorni il giornalista del sito Tp24 ha fatto visita all’ufficio anagrafe di Partanna e ha richiesto i documenti relativi alla deputata pentastellata. “Ci hanno detto che la signora non è certificabile”, ha spiegato. La posizione della grillina, insomma è congelata. È come se non ci fosse. “Dal Comune di Partanna – fanno sapere – non può uscire alcun certificato a suo nome”. Alla fine, però, dopo tutte le verifiche del caso, la procura ha chiesto l’archiviazione.

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