Giornalista di Repubblica “gonfiato” a manganellate dalla polizia: effetti collaterali della loro campagna d’odio


Di Cristina Gauri – Genova, 24 mag – Come testimoniano i molti video diffusi sui social, la solita, vergognosa manifestazione di violenti a firma di centri sociali, Anpi, sindacati e Arci genovesi – che ieri hanno cercato di impedire lo svolgimento del comizio di CasaPound, regolarmente concesso dalle autorità – è stata repressa dalle forze di polizia, che hanno risposto con fumogeni e cariche a lanci di oggetti e sprangate.

Purtroppo, tra i “danni collaterali” di detti scontri ieri si è registrato anche il ferimento di Stefano Origone, giornalista di Repubblica, che, trovatosi tra incudine e martello, è stato manganellato da un gruppo di agenti, ignari del fatto che fosse un cronista. Risultato: due dita rotte, una costola fratturata, trauma cranico ed ecchimosi per le manganellate. Stamattina, Origone racconta su Repubblica la propria esperienza, non senza una punta di melodrammaticità: “Ho pensato di morire, non mi vergogno di dirlo. Non smettevano più di picchiarmi, vedo ancora quegli anfibi neri, che mi passavano davanti al volto e, nella testa, mi rimbomba ancora il rumore sordo delle manganellate”.

Benvenuti nel vostro mondo

Benvenuto nel mondo che nel tuo piccolo hai contribuito a costruire, Stefano Origone. Benvenuto nel ritorno dell’”effetto farfalla” che il giornale per cui scrivi, (ma siete in buona compagnia) ha concorso a plasmare nel tempo. Una fake news dopo l’altra, un articolo fazioso e inesatto dopo l’altro, gli allarmi sull’inesistente “pericolo fascismo”, le scodellate di odio con le quali avete imboccato i vostri lettori e seguaci e di cui vi siete sempre beati. Voi e tutti i vostri sodali avete alimentato un mostro a più teste, una per ogni sigla “antagonista”; avete legittimato e giustificato ogni loro violenza, il loro odio verso l’Italia, gli italiani e chi li difende, minimizzato – quando non taciuto – ogni attentatoalle sedi di CasaPound, ogni assalto ai banchetti, ogni scritta infamante, ogni oltraggio a vittime e martiri, ogni esaltazione dei carnefici. Avete demonizzato e disumanizzato i vostri avversari. Avete preso le immagini di ragazzini viziati, figli di papà vestiti da straccioni ma con il bancomat gonfio, sicuri dell’impunità mediatica e gli avete messo in testa l’aureola di disobbedienti, antagonisti, senza mai chiamarli con il loro vero nome. E adesso quel mostro è diventato ingestibile, e vi ha risucchiato nel suo stesso vortice di violenza. E se per caso – e non lo diciamo con compiacimento, perché a differenza vostra noi non sogghignamo quando accadono questi episodi spiacevoli – vi ci ritrovate in mezzo, e ne venite travolti, è davvero colpa della “repressione”? Credevate che giocando sporco, prima o poi non vi sareste sporcati?

Di Cristina Gauri

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