Fregatura Fund, arriva la doccia gelata: i soldi non prima del 2021 e solo se l’Italia conseguirà i target necessari


Di Franco Bechis –  C’è una frasetta sfuggita quasi a tutti nel testo dell’accordo europeo sul Recovery Fund, ma è la più insidiosa inserita in quel meccanismo, e da sola è una doccia gelata su molti entusiasmi italiani del giorno dopo. La frase è questa: «La valutazione positiva delle richieste di pagamento sarà subordinata al soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali».

Che cosa significa? Un po’ quel che si è lasciato sfuggire il commissario italiano Paolo Gentiloni: che Giuseppe Conte e il suo governo non vedranno un solo euro di aiuto da qui alla prossima estate. Ma anche questa potrebbe essere una valutazione ottimistica. Perché non sono poche le procedure e i controlli previsti per erogare i 209 miliardi che il governo italiano ha annunciato di avere incassato (81,4 di sovvenzioni e 127,4 di prestiti) e lette tutte insieme sembrano addirittura di più di quelle originariamente stabilite dal Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e ci riferiamo a quello vero, non alla sua versione edulcorata per i finanziamenti alla Sanità. Man mano che passano i giorni e si esaminano le carte, il Recovery Fund sembra assai più indigesto di come era stato raccontato.

Per cercare di metterlo in moto l’Italia dovrà prima presentare il suo piano di riforme, che dovrà aderire alle raccomandazioni sulla propria finanza pubblica ricevute dalla commissione europea nel 2019 e nel 2020 e quindi in qualche modo essere legato a quel patto di stabilità che è sospeso solo per quest’anno e senza interventi tornerebbe in vigore dal primo gennaio 2021. Quel documento italiano deve essere inviato a settembre alla commissione europea che lo deve analizzare compilando una sorta di pagella, con tanto di voti ad ogni sua parte.

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