Fondi russi, la secca smentita del Cremlino: “Mai dato soldi a politici italiani. Nulla a che fare con questa storia”

 – Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, conferma l’estraneità di Mosca in merito all’inchiesta di Buzzfeed sui presunti finanziamenti russi alla Lega di Matteo Salvini. Interpellato dall’Agi, Peskov sottolinea che “la Russia non ha mai dato soldi ad alcun politico o partito in Italia“. Cremlino che nega, inoltre, di essere a conoscenza dell’identità dei cittadini russi presenti all’incontro del 18 ottobre scorso all’Hotel Metropol di Mosca: “Non abbiamo nulla a che fare con questa storia e per questo, semplicemente, non possiamo conoscere i dettagli che vi interessano“.

Il portavoce del Presidente Vladimir Putin, sull’eventuale disponibilità russa a collaborare nelle indagini aperte in Italia, osserva: “Esistono meccanismi di assistenza legale reciproca a cui (i magistrati italiani, ndr) potranno ricorrere, se necessario”.

Insomma, nonostante il clamore mediatico che sta accompagnando il “Russiagate italiano”, non si è al momento riusciti a determinare l’identità dei russi presenti all’incontro del Metropol né, tantomeno, se questi siano effettivamente legati al governo russo. Un po’ poco per uno “scandalo” che, a giudicare dalla mole di articoli usciti in questi giorni, sembrerebbe quasi l’inchiesta del secolo. Le parole di Peskov sembrano confermare la tesi di una persona che la Russia la conosce meglio di tutti in Italia: l’ambasciatore Sergio Romano. Per Romano, infatti, prima di cercare l’oro di Mosca, che sarebbe stato promesso alla Lega, è meglio dubitare delle notizie pubblicate dal sito BuzzFeed e non “prenderle per oro colato”. Secondo lo storico, editoriale del Corriere della Sera, “in uno scenario infiammabile come quello italiano, l’interesse a sbarazzarsi di un avversario politico. Fino a quando non ci sono prove non credo che ci sia stato uno scambio di denaro fra la Russia e la Lega“.

Sergio Romano ha spiegato al Giornale che“si sia verificato uno scambio è da dimostrare e al momento non mi sembra sia stato lontanamente dimostrato”. Un altro personaggio autorevole che crede poco all’inchiesta di Buzzfeed è lo scrittore russo Eduard Limonov, che a Repubblica ha rilasciato un’intervista che smonta pezzo per pezzo la teoria dei fondi russi alla Lega. Nessuna trappola contro Salvini, secondo il 76enne Limonov, ma semplicemente un “fake che giova alle forze contro il rinnovamento in Italia e in Europa”. “Ho letto tutto. Che dire? Innanzitutto BuzzFeed che ha pubblicato l’audio è una testata screditata. Tradotta alla lettera, vuol dire ‘nutrirsi di voci’. In passato ha pubblicato articoli sul Russiagate smentiti dallo stesso Robert Mueller. Come si può prenderla sul serio? Senza contare che Matteo Salvini – prosegue Limonov – non era presente a questo presunto incontro all’hotel Metropol, quindi non gli si può rimproverare nulla. I tre russi potrebbero essere chiunque, persino specialisti delle prese in giro…” ha commentato Limonov.

L’inchiesta di Buzzfeed, infatti, continua a sollevare molti dubbi. Come vi abbiamo raccontato, nel giro di pochi giorni, il sito liberal americano è diventato una sorta di Bibbia per la stampa che ha diffuso l’inchiesta sui presunti finanziamenti russi alla Lega con al centro il presidente dell’associazione Lombardia-Russia Gianluca Savoini. Eppure il giornale online fondato da Jonah Peretti nel 2006 non è certo un campione di trasparenza, soprattutto per ciò che riguarda le fonti, spesso riconducibili alle agenzie d’intelligence. Come osservato da The Hill, giornale politico statunitense pubblicato a Washington, D.C, la pubblicazione del falso dossier su Trump da parte di Buzzfeed “rappresenta una violazione dell’etica giornalistica”. “L’etica è stata sconfessata da un’ossessione per i clic – e le entrate pubblicitarie che li accompagnano – ancora una volta. Perché essere precisi quando puoi essere il primo? E dato che questa storia sta dominando il ciclo delle notizie, BuzzFeed sta sicuramente ricavando un folle traffico da questa decisione”.

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