Follia all’università di Pisa: stop a bagni divisi per uomini e donne. Studenti fuori di testa li vogliono “neutri”





Da Il Tirreno – PISA. «La rivoluzione non è un pranzo di gala», recita una citatissima frase di Mao Tse-tung, ma chissà quanti appartenenti alla generazione che sventolò nelle piazze il libretto rosso del comunista cinese avrebbero immaginato che, alla fine, sarebbe partita dai bagni. Così sarà all’università di Pisa. Dopo l’iniziativa degli universitari e delle universitarie della lista Sinistra Per, che hanno coperto le tradizionali icone uomo-donna con manifesti a favore dei bagni con genere neutro, arriva l’annuncio ufficiale dell’ateneo: ogni edificio del campus sarà dotato di almeno un bagno genderless.

A fine novembre attivisti e attiviste di Sinistra Per decidono di “scavalcare” l’amministrazione sul tema delle politiche di genere, piazzando manifesti a favore dei bagni neutri a coprire le icone che rappresentano donne e uomini nei bagni dei dipartimenti dell’ateneo. Insieme ai manifesti fanno la loro comparsa le “tampon box, scatole di cartone dove chiunque può prendere un assorbente o lasciarlo a disposizione di chi ne ha bisogno.

“Prendine uno se vuoi, lasciane uno se puoi”, recita la scritta su ogni scatola. Nonostante qualche resistenza degli addetti, manifesti e tampon box fioriscono in diversi edifici. E lì restano per alcuni giorni, nonostante qualche zelante difensore dello status quo si sia affrettato a rimuoverli qua e là. “Questo è un bagno neutro, a casa tua i bagni sono divisi per genere?”. Questo il messaggio stampato sui volantini affissi nei bagni.

Anna Fabbri, studentessa dell’università di Pisa e senatrice accademica di Sinistra Per, spiega il perché dell’iniziativa. «Abbiamo voluto portare le persone a ragionare sul tema. Nella vita di tutti i giorni si tende a pensare in maniera rigida alla divisione uomo-donna, in modo binario. Non tutte le persone sono uomini o donne, c’è chi si identifica in un ruolo di genere diverso.

In ogni caso questa distinzione netta non è funzionale nemmeno per uomini e donne. I bagni sono divisi perché si usano in modo diverso? No. Si entra e si è da soli, se servono gli orinatoi si mettono in una parte separata. Altri dicono: “se una donna entra in un bagno dove ci sono uomini, allora corre il rischio di essere molestata”. Beh, sono gli uomini a non dover molestare. Non le donne a doversi preoccupare». Continua Anna Fabbri: «Vanno tutelate le persone che hanno un’identità non binaria e che quando si vedono davanti i bagni uomo e donna si chiedono: “Dove vado?”. Perché non fare una divisione più funzionale? Allarga i diritti e non toglie a nessuno».

Sinistra Per ha il merito di avere dato visibilità alla questione, che ha però trovato orecchie attente in ateneo. Arturo Marzano, delegato per “Gender studies and equal opportunities” (Studi di genere e uguali opportunità), spiega che la questione è sul tavolo da tempo e troverà una soluzione. «C’è stato un rallentamento per via della pandemia, pensi che ci riunimmo il 3 marzo 2020 con il rettore Paolo Mancarella. E si parlò proprio di questo. Avevamo predisposto una mappatura dei bagni dipartimento per dipartimento, edificio per edificio.

Il 4 marzo scoppiò il problema Covid e abbiamo rallentato. Ora la mappatura è pronta e in ogni edificio stiamo identificando un bagno che diventi genderless (senza genere). Che sia bagno singolo o all’interno dei bagni collettivi, in quel caso togliendo l’identificativo dalla porta d’ingresso e lasciando una fra tre opzioni che sceglieremo: solo scritta “Wc”, lasciarlo vuoto o un simbolo misto, come fatto a Oxford. Un terzo segno tra maschile e femminile». Quando? «Spero presto – annuncia – per giugno 2022 saremo pronti».

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