Farneticazioni complottiste, Friedman: “Putin fomenta le violenze in Usa per far vincere le elezioni a Trump”


Di Ilaria Paoletti – New York, 1 giu – Alan Friedman è il portavoce ufficiale degli Stati Uniti d’America in Italia. Peccato che, per piaggeria o dabbenaggine, da noi non si voglia vedere che raramente le sue posizioni sono imparziali e anzi: l’economista dal rubicondo faccione è ben schierato in Italia con la sinistra e negli Usa coi dem. Friedman è uno dei “bravi”, anche quando spinge ipotesi geopolitiche non corroborate da prove salde come quelle che vengono richieste a parti avverse. E adesso avrebbe individuato anche un responsabile “esterno” dei disordini che stanno mettendo a ferro e fuoco gli Usa in seguito alla morte dell’afroamericano George Floyd.

Friedman: “Putin aiuta Trump a vincere le elezioni”

Friedman ha condiviso sul proprio profilo Twitter un articolo del New York Times in cui si legge che degli uomini dell’intelligence Usa, ovviamente e rigorosamente in forma anonima. Al pezzo, l’economista progressista e liberale le cui parole vengono accolte come oro colato dalla nostra stampa dem, accompagna questa didascalia: “Se pensate che l’aumento della violenza e il razzismo negli Usa sia del tutto spontaneo, ricordate che Vladimir Putin sta aiutando Trump a fomentare la violenza per destabilizzare la democrazia e farlo vincere a novembre”.

Usa, da sempre polveriera razziale

Al di là della validità o meno delle prove presentate dal New York Times (altro giornale costantemente schierato con i democratici che qui da noi viene presentato come austera imparzialità), la considerazione di Friedman sul razzismo “mai spontaneo” negli Usa fa acqua da tutte le parti. Inizia con lo schiavismo, continua con la segregazione razziale e continua fino ai giorni nostri. Senza prendere ad esempio le decine di morti lasciati sul cemento tra bianchi e neri nelle rivolte degli anni sessanta, partiamo dagli ottanta.

Tutti i precedenti – e Putin non c’era

A Miami nel 1980 un nero (Arthur McDuffie), viene ucciso nel corso di un controllo di polizia. Nessun condannato tra gli agenti.  Dodici vittime negli scontri e intervento della Guardia Nazionale. Come non ricordare poi il caso di Rodney King, nel 1994: altro afroamericano ucciso, Los Angeles a ferro e fuoco per sei giorni, bianchi linciati. Nel 2012 proteste hanno seguito l’omicidio di Travyon Martin, nel 2014 c’è stata la rivolta di Ferguson, in seguito alla morte di un diciottenne nero per mano di un poliziotto. In nessuna delle epoche precedenti c’erano rapporti idilliaci con la Russia.

Ma Obama si

Nel 2012 è stato eletto il nero e democratico Barack Obama (presidente anche quando è stato ucciso Martin e testimone della nascita del movimento Black Lives Matter). Friedman ci vuol dipingere gli Usa come un Paese in piena pacificazione sociale tra afroamericani, asiatici, latini e wasp sospinto nel Medioevo dagli emissari di Putin “solo” per far vincere Donald Trump. La Storia molto, molto recente del suo Paese lo smentisce – e forse lui non è il più adatto a raccontarcela.

Ilaria Paoletti

Leggi la notizia su Il Primato Nazionale