Eutanasia, Bergoglio ne dice una giusta: “No a derive inaccettabili, la morte non è un diritto”


Di Natalia Delfino – Nel giorno in cui la legge sull’eutanasia torna nell’Aula della Camera, gravata da oltre 200 emendamenti e una profonda spaccatura in seno alla maggioranza, il Papa ha lanciato un nuovo appello a scongiurare «inaccettabili derive» nel corso dell’udienza generale nell’Aula Paolo VI.

«Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare il suicidio assistito», ha avvertito Bergoglio, ringraziando di contro «per tutto l’aiuto che la medicina si sta sforzando di dare, affinché attraverso le cosiddette “cure palliative”, ogni persona che si appresta a vivere l’ultimo tratto di strada della propria vita, possa farlo nella maniera più umana possibile».

Il monito del Papa sull’eutanasia: «La vita è un diritto, non la morte»

«Dobbiamo però stare attenti a non confondere questo aiuto con derive anch’esse inaccettabili che portano all’eutanasia», ha detto il Pontefice, lanciando quell’appello ad «accompagnare» alla morte e non a indurla. Il Papa, quindi, ha lanciato un monito chiaro, duro contro la cultura dello scarto e contro la confusione su cosa sia un diritto.

«Ricordo – ha detto – che si deve sempre privilegiare il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai scartati. Infatti, la vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata. E questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i credenti».

Il no all’accanimento terapeutico: «Risulta immorale»

Di contro il Pontefice ha anche avvertito che  «non possiamo evitare la morte, e proprio per questo, dopo aver fatto tutto quanto è umanamente possibile per curare la persona malata, risulta immorale l’accanimento terapeutico». «Quella frase della gente semplice: “aiutalo a morire in pace”, quanta saggezza», ha annotato il Papa.

«Gli anziani devono essere curati come tesoro dell’umanità»

Francesco ha poi riflettuto con dolore sul «problema sociale» di «”pianificare”, accelerare la morte degli anziani». Un fenomeno che «tante volte si vede, in un certo ceto sociale, con gli anziani che non hanno mezzi danno meno medicine che ad altri: questo è disumano, non è Cristiano. Gli anziani devono essere curati come tesoro dell’umanità. Anche se non parlano più sono simbolo di saggezza».

Quindi l’invocazione finale: «Possa San Giuseppe aiutarci a vivere il mistero della morte nel miglior modo possibile. Per un cristiano la buona morte è un’esperienza della misericordia di Dio, che si fa vicina a noi anche in quell’ultimo momento della nostra vita. Anche nella preghiera dell’Ave Maria, noi preghiamo chiedendo alla Madonna di esserci vicini “nell’ora della nostra morte”», ha detto Bergoglio, invitando dunque a pregare «per gli agonizzanti e per quanti stanno vivendo un lutto».

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