Erdogan continua a provocare e riarma le navi, ma Atene è pronta allo scontro: “Noi greci siamo pronti a tutto”


Di Lorenzo VitaIl rientro ad Antalya della nave Oruc Reis sembrava essere il preludio di una breve ma fondamentale stagione di tregua tra Grecia e Turchia. Recep Tayyip Erdogan aveva lanciato timidi segnali di diplomazia con la controparte ellenica e il richiamo di Europa, Nato e Stati Uniti aveva in qualche modo fatto capire al Sultano di dover mandare un messaggio di pace. Soprattutto con un’economia sempre più debole.

La decisione però è stata di brevissima durata. L’incontro tra il ministro turco Mevut Cavusoglu e il suo omologo greco Nikos Dendias, a Bratislava, non ha dato gli esiti sperati. E quell’immagine del ministro di Erdogan che mostra a tutti la carta dell’Egeo con le bandiere greca e quella turca, era il segnale che tra i due Stati l’accordo fosse ancora distante.

Così la Oruc Reis, simbolo del sogno turco di estendere la propria influenza nel Mediterraneo, ha di nuovo preso il largo. In un periodo in cui sembrava che gli occhi di Ankara fossero posati esclusivamente sul Nagorno-Karabakh, ecco che Erdogan ha voluto mostrare al mondo di avere ancora ben chiare le sue priorità. E una di queste è il gas del Mediterraneo orientale.

Il centro dello scontro è sempre il tratto di mare al largo di Kastellorizo. Erdogan ha chiarito di fronte al parlamento turco che il suo governo continuerà a “fornire alla Grecia e all’amministrazione greco-cipriota la risposta che meritano sul campo”. E la risposta è rappresentata dalle azioni della flotta turca, che mai come questa estate si è attivata per riaffermare le pretese di Ankara di avere uno sbocco più ampio sul mare e un’estensione della sua Zona economia esclusiva. I comandi turchi la chiamano Mavi Vatan, la Patria Blu. E per la Turchia è quella la stessa polare da seguire nei prossimi anni. Almeno finché la Grecia non accetterà un nuovo compromesso sulla delimitazione delle Zee dell’Egeo e di altre aree del Mediterraneo.

Atene non sembra tuttavia pronta a scendere a compromessi con Ankara. Il governo ellenico, guidato dal conservatore Kyriakos Mitsotakis, ha mostrato volontà di dialogo, ma ha soprattutto fatto capire con i movimenti delle navi e con le esercitazioni insieme alla Francia e altri partner Nato (tra cui l’Italia) che è disposta a qualsiasi mezzo per franare le mire del Sultano. Una convinzione che poggia, a detta dei greci, sul rispetto della legge del mare, ma soprattutto sull’idea che non ci si possa fidare di un vicino come la Turchia. Lo sa bene Mitsotakis, ma lo sanno soprattutto le forze armate elleniche, che da sempre tutelano i confini greci dalle potenziali incursioni turche.

Dal mare ma anche da cielo. Intervistato da InsideOver, l’ex generale dell’aeronautica greca, Christos Pantzias, ha espresso in maniera molto chiara questo concetto: “Da sempre sappiamo che la Turchia rappresenta un pericolo, ma conosciamo benissimo i turchi. Così come loro conoscono noi. Siamo pronti a tutto, anche all’eventualità di uno scontro. Mi fido della nostra aviazione e della Marina, che ha già mostrato di essere in grado di proteggerci”.

Il generale ricorda le innumerevoli incursioni di caccia turchi nello spazio aereo greco, che avvengono regolarmente da qualche decennio. Nella sua esperienza ha assistito a diverse intromissioni dell’aeronautica turca nei cieli dell’Egeo. Qualcosa avvenuto anche recentemente durante le esercitazioni dell’esercito e dell’aeronautica greca vicino Rodi, con due F-16 turchi che hanno penetrato i cieli della Grecia prima che intervenisse la stessa aviazione ellenica. Fonti di Atene riferiscono che uno dei aerei di Erdogan è rientrato alla base di Dalaman con un motore fuori uso e a corto di carburante: segno che la caccia è stata estremamente lunga.

L’aeronautica greca, in questi ultimi tempi, ha avviato un deciso processo di modernizzazione. L’accordo con la Francia per l’acquisto dei Rafale è stata sicuramente una vittoria diplomatica (ed economica) di Emmanuel Macron. Ma è stato anche un segnale estremamente chiaro mosso dagli strateghi ateniesi, che hanno fatto comprendere ancora una volta al vicino turco l’assoluta volontà da parte della Grecia di non cedere ad alcun compromesso. Il generale Pantzias ha ribadito l’importanza dei nuovi caccia per la Difesa greca, ma anche i rapporti che da sempre contraddistinguono Parigi e Atene, specialmente in ambito aereo. I Mirage e i Rafale hanno da sempre rappresentato la punta di diamante dell’aviazione ellenica insieme agli F-16. E gli squadroni della Polemikí Aeroporía sono già pronti per un’eventuale escalation, come dimostrato dalle recenti esercitazioni anche nei cieli di Cipro, alleato di ferro della Grecia.

Sul fronte cipriota, il generale Pantzias è perfettamente consapevole degli impegni greci: “C’è una difesa comune, penso che Atene farà il possibile per difendere Nicosia”. Un’alleanza che si conferma specialmente in questi ultimi tempi in cui le navi di esplorazione turche mettono a repentaglio le Zee greche e cipriote. È proprio l’esperienza di Cipro Nord a fare da monito a tutta la Difesa greca. Il generale lo ricorda perfettamente, così come ricorda la crisi di Imia nel 1996 e quella prima ancora della Sismik nel 1987. Una guerra c’è già stata, mentre i due incidenti hanno rischiato di farne esplodere un’altra. Il rischio è altissimo e la Grecia si prepara al peggio: “Noi siamo pronti a ogni tipo di scontro” ripete Pantzias. Con la speranza che nessuno possa mai averne conferma.

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