Educazione al patriottismo, così Putin rivoluziona la scuola: “Dobbiamo creare una generazione di patrioti”


Da Il Primato Nazionale – Mosca, 2 lug – Quando gli alunni russi torneranno a scuola al termine delle vacanze, si ritroveranno una nuova materia, e cioè «educazione patriottica». Questa disciplina, fortemente voluta dai vertici della Federazione russa, sarà obbligatoria fin dalla prima elementare.

In sostanza, gli scolari dovranno assistere all’alzabandiera in cortile mentre gli altoparlanti faranno risuonare l’inno nazionale, e studieranno nei libri di testo le grandi imprese della Russia: «I nuovi corsi sono mirati a insegnare l’amore e la riconoscenza dei giovani per i combattenti della Grande Guerra Patriottica e di tutte le altre guerre combattute dal nostro popolo», si legge nel testo approvato dalla Duma.

Una nuova generazione

L’obiettivo dei corsi di educazione patriottica è quello di «formare le opinioni delle giovani generazioni sulla base dei valori nazionali, avviandole verso una giusta valutazione degli eventi che riguardano la nostra nazione». I legislatori, infatti, sono persuasi che lo studio di questa nuova materia «rafforzerà e instillerà l’amor di patria».

L’iniziativa, ovviamente, si inserisce in un progetto più ampio: come ha spiegato Nikolaj Patrušev, segretario del Consiglio di sicurezza, la revisione del sistema educativo russo mira a «creare una nuova generazione di patrioti». A finire nel mirino sono quindi anche quegli insegnanti che «troppo spesso scelgono di stare con il nemico occidentale, manipolando i bambini e distorcendo la storia».

Educazione patriottica vs. scuola petalosa

Com’era ampiamente prevedibile, questa notizia ha suscitato l’ilarità della stampa nostrana: «educazione putiniana», «propaganda di Putin» e via sghignazzando. Tutto molto divertente, ma la sicumera mostrata dai cantori del «mondo libero» stona in maniera evidente con la realtà, soprattutto in Italia.

Sono decenni, infatti, che i nostri libri scolastici sono infarciti di ricostruzioni storiche faziose, lodi sperticate agli «eroici partigiani» senza il minimo accenno ai loro innumerevoli misfatti, banalizzazione – se non giustificazione – delle Foibe e via discorrendo. Il problema, peraltro, non riguarda solo i libri di testo: giusto pochi mesi fa, alcuni deputati del Pd avevano riprovato a rendere obbligatorio nelle scuole lo studio di Bella ciao.

Senza contare le continue pressioni per introdurre fin dalle elementari corsi sull’ideologia gender. Ecco, tra la decadente scuola italiana (partigiana, petalosa e filo-Lgbt) e l’educazione patriottica russa, diciamolo, non c’è proprio paragone: agli alunni meglio far cantare l’inno di Mameli piuttosto che fargli raccontare una favola genderfluid da un uomo travestito da donna.

Elena Sempione

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