Ecco un’altra sardina “apolitica” e “apartitica”: Bernard Dika, l’ex dirigente albanese del PD ora il “cocco” di Renzi

Di Cristina Gauri – Firenze, 21 nov – Le sardine sbarcano a Firenze. E nella culla del Pd renziano, chi poteva essere il patron del “movimento senza bandiere e colore politico” (risate) se non un ex-dirigente nazionale dem? Si chiama Bernard Dika, ha poco più che 20 anni ed è nato in Albania. E’ arrivato in Italia con i genitori quando aveva pochi mesi (“Sono figlio di immigrati, non sarei qui se non ci fossero state le porte aperte“ aveva detto a La Stampa). Un simbolo dell’immigrazione che ce l’ha fatta, così come lo sono i due “sardini” modenesi Samar Zaoui e Jamal Houssein: peculiare – ma non ce ne stupiamo – come il franchise del pesce azzurro venga dato in mano a così tanti italiani di seconda generazione. Bisogna pur spingerlo questo ius soli, no?

Il cocco di Renzi


Enfant prodige e cocco di Matteo Renzi, che a nemmeno 19 anni lo vuole nella squadra dei venti millenials che fanno parte della direzione nazionale del Pd; così piccolo e così spregiudicato – probabilmente Renzi vi avrà rivisto un se stesso più giovane ma con il plusvalore dello status di immigrato – tanto da beccarsi una mozione di sfiducia, nel 2017, che mette in discussione il suo ruolo di presidente del Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana. Il motivo è presto detto: “Una gestione troppo personalistica di un organo che dovrebbe essere democratico, oltre a violazioni dello statuto del Parlamento e all’arbitrarietà di decisioni alle volte prese senza passare dall’ufficio di presidenza”.

L’immancabile impegno partigiano

Promuove ile immancabili iniziative per “il mantenimento della memoria delle stragi nazifasciste perpetrate in Toscana nell’estate del 1944″ e rappresenta gli studenti toscani “nelle ricorrenze dell’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema e dell’Eccidio del Padule di Fucecchio”. Nel 2016 Mattarella lo nomina Alfiere della Repubblica ItalianaSpulciando nel curriculum si trova addirittura l’iscrizione all’Anpi e la carica di socio onorario dell’Associazione nazionale perseguitati politici e antifascisti.

L’adunata

E oggi? La sua esperienza nella dirigenza baby del Pd pare essersi conclusa, lui sostiene di non avere più nemmeno la tessera, ma come riporta la Nazione, nel mondo politico-istituzionale c’è dentro tuttora: è assistente ai servizi direzionali dell’Ufficio di gabinetto della Presidenza del consiglio regionale di Eugenio Giani come social media manager e ha un contratto part time. Poteva essere solo lui quindi il volto perfetto, designato a chiamare le sardine toscane all’adunata. Sicché il 15 novembre scrive sul suo profilo Facebook: “Senza bandiere e fumogeni, insieme da semplici Cittadini per una Toscana che non si lega! Un’idea però per realizzarsi ha bisogno di tutti, chi si unisce?”

Da bravo pupillo di Renzi, prima lancia il sasso e poi nasconde la mano: prima lancia la mobilitazione “in veste privata” al motto “La Toscana non si lega”, poi, quando vede montare le polemiche sulla sua chiara appartenenza politica decide di mollare e di lasciare ad altri l’organizzazione. Il motivo? Mica è colpa sua, la colpa semmai è di chi si è fatto due domande sulla connotazione politica delle sardine e ci ha voluto vedere chiaro, scavando nel passato di chi le organizza. La colpa è di chi ha voluto capirci qualcosa di questo movimento di protesta contro una forza che non sta nemmeno governando; un movimento sostenuto da un esecutivo in bilico e, a quanto pare, organizzato da figure che sono tutto tranne che “perfetti sconosciuti” non legati a partiti.  “Come al solito c’è chi strumentalizza rievocando il passato dei singoli e c’è chi attribuisce secondi fini a iniziative spontanee“, si difende Dika. Alla faccia delle “iniziative spontanee”. La barzelletta della “mobilitazione senza partiti” continua.

Di Cristina Gauri

leggi la notizia su Il Primato Nazionale

   Segui le nostre rassegne su Facebook e su Twitter