È morto Giulietto Chiesa: giornalista libero, fuori dagli steccati ideologici. Anti-globalista, anti-Ue e fan di Putin


Di Cristina Gauri – Roma, 26 apr – E’ morto a 79 anni il giornalista Giulietto Chiesa, per anni volto noto della carta stampata e della televisione. Piemontese, nato ad Acqui Terme il 4 settembre del 1940, lo si ricorda come irriverente inviato dell’Unità da Mosca, della cui vita politica e sociale narrava con stile incisivo e corrosivo, senza sottostare alla vulgata sovietica tanto cara all’allora Pc, di cui pure era un quadro dirigente (era stato dirigente nazionale della Federazione giovanile comunista italiana e capogruppo per il Pci nel Consiglio provinciale di Genova dal 1975 al 1979). Durante la corrispondenza moscovita scrisse L’Urss che cambia (Editori Riuniti, Roma 1987) con lo storico dissidente russo Roy Medvedev.

Aveva inoltre lungamente collaborato con i principali Tg di Rai e Mediaset, principalmente come inviato ed esperto di politica estera. Dopo il lungo impegno in politica – che l’aveva portato anche a essere eletto come europarlamentare nel 2004 con la Lista Di Pietro-Occhetto-Società civile, per poi aderire come indipendente al gruppo del Pse – si era fatto conoscere ed apprezzare come acuto osservatore della globalizzazione e delle disuguaglianze sociali da questa creata. Si ricorda infatti il suo volume sul G8 di Genova del 2001, G8-Genova

Subito dopo Chiesa dedica il suo sguardo critico alle varie sfumature dell’imperialismo – tanto politico quanto finanziario e bellico. Le sue inchieste e i suoi libri sull’Afghanistan, sull’11 settembre (Zero. Perché la versione ufficiale sull’11 settembre è un falso), sul conflitto russo-ucraino e soprattutto sulla Siria gli avevano attirato da un lato apprezzamenti da entrambe le parti della barricata politica e dall’altro lato critiche e accuse di dietrologia e complottismo. Chiesa, a proposito della critica serrata all’imperialismo Usa in Medioriente e alle ingerenze americane in Europa, aveva dimostrato una notevolissima apertura e onestà intellettuale arrivando a collaborare organicamente con intellettuali come Marco Tarchi e Franco Cardini.

Chiesa dimostrò in più di una occasione di saper andare oltre gli steccati ideologici. A tal proposito ricordiamo inoltre la sua partecipazione come relatore, nel 2018, a una conferenza tenutasi presso la sede di CasaPound Italia in via Napoleone III a Roma, che vide la partecipazione di Alexander Dugin, Maurizio Murelli, Simone Di Stefano, con la collaborazione della nostra testata. «Ho accettato l’invito di CasaPound perché è il momento di rompere gli schemi. Dobbiamo guardare la realtà da diversi punti di vista. Adesso siamo dentro il cambiamento che richiede un cambio di vocabolario. Il populismo è la liberazione. Se i grandi possono fare molte cose brutte, i piccoli se si mettono insieme possono fare delle cose straordinarie», aveva dichiarato in tale occasione. Con questa affermazione Chiesa aveva lucidamente espresso le motivazioni della sua partecipazione, senza avvertire l’esigenza di dissociarsi o di giustificarsi, a differenza di tanti altri intellettuali o pseudo tali. «Oggi finalmente si è capito che da una parte c’è la visione unipolare che appiattisce e dall’altra quella multipolare che vuole salvaguardare la sovranità delle nazioni. Avere Dugin e Giuletto Chiesa oggi a CasaPound sarà un cortocircuito per chi vorrebbe ancora contrastare le idee con le ideologie mortuarie», era stato il commento di Maurizio Murelli.

Chiesa aveva fonda anche una tv online, Pandoratv.it, aveva una pagina Facebook molto seguita e un blog sul Fatto Quotidiano. Collabroava anche con Sputnik Italia scrivendo delle relazioni tra Russia e Italia e della politica interna italiana.

Di Cristina Gauri

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