Duro sfogo del comandate Alfa: “Dove sono le sardine e i centri sociali? Rimboccatevi le maniche e aiutate”




 – Non chiamatela emergenza, questa è una guerra. Il nemico è subdolo, invisibile, sconosciuto. Le vittime crescono di giorno in giorno: 4.825 dall’inizio dell’epidemia, 793 solo oggi. Un bilancio che strazia l’anima, che fa tremare le vene dei polsi. Servono rinforzi, il governo ha lanciato l’appello per creare una task force di 300 medici da inviare nelle regioni più colpite. Si cerca di rimpolpare la prima linea. Mancano medici, infermieri, volontari. Ma dove sono finiti quelli che evocavano le gesta eroiche dei partigiani? Quelli che parlavano dalle piazze del Paese con la pretesa di liberarlo da una sedicente dittatura? Da un nemico immaginario. A domandarselo è il comandante Alfa, 47 anni di servizio da carabiniere e una croce d’oro al merito. È lui che nel 1978 ha fondato il Gruppo Intervento Speciale (Gis).

Il suo è un j’accuse carico di rabbia e dolore, che non lascia scampo a nessuno. Sul banco degli imputati c’è chi predica accoglienza, solidarietà e umanitarismo. Gli stessi che oggi vivono da imboscati nelle quattro mura domestiche. “Dove siete tutti voi politici salvatori del popolo, dove siete nascosti, con i vostri sorrisi, i proclami e i video ipocriti e inopportuni. Dove sono le signore con le gambe accavallate che spopolavano in tv difendendo o attaccando a destra e a manca? Dove siete voi che salendo sulle navi pirata avete incensato e legittimato l’aggressione ai nostri militari della Guardia di Finanza. Dove sono le sardine e i centri sociali sempre pronti a scendere in piazza contro e mai per?”. È a loro che il comandante intima: “Prendete le vostre mascherine, mettetevi una tuta da palombaro e correte a supportare e portare vicinanza ai soldati in prima linea. Sanitari, militari, autotrasportatori, operatori del commercio, volontari e tanti altri che rischiano la vita per tutti noi e anche per voi”.

Poi la richiesta di misure di contenimento più rigorose, lo stesso grido d’aiuto dei 243 sindaci bergamaschi che oggi hanno indirizzato una lettera al governatore della Lombardia Attilio Fontana e al premier Giuseppe Conte: “Chiudete tutto, lasciando aperti i servizi essenziali per la sopravvivenza, garantendo agli operatori la tutela adeguata”, scrive il comandante sulla sua pagina Facebook. E ancora: “Schierate l’esercito, istituite il coprifuoco, chiudete i confini, i porti, sigillate il nostro paese all’Europa che ci ha lasciati soli e che ci ha presi in giro senza che nessuno dei nostri governati ci abbia difesi”. Il fondatore dei reparti d’élite dell’Arma è un fiume in piena. Mette nel mirino chi ci governa: “Siamo rappresentati da un ex partecipante al Grande Fratello? Questo è quello che meritiamo? No, chiedete unità e cantate l’inno di Mameli ma non ne siete degni. Il popolo lo canta per farsi forza, per sentirsi unito e con un’identità, voi per mettervi in mostra. Un premier non eletto che si presenta con la bandiera europea in bella vista e non con il tricolore per il quale tanto sangue è stato versato dai nostri padri mi strazia”.

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