Dopo decenni di accoglienza, mala integrazione e boom di criminalità multietnica, in Svezia vince la destra



Da Il Primato Nazionale – Roma, 15 set – La Svezia vira a destra e qualcuno si scandalizza pure. Ieri sera, Repubblica descriveva con la solita preoccupazione la “marcia dei postfascisti verso il governo“. A prescindere dal solito fascismo a caso, una cosa senz’altro terribile, e soprattutto inimmaginabile, cari colleghi, ciò che sconvolge in questi casi è l’incapacità di guardare alla realtà.

Svezia, le elezioni premiano “stranamente” i sovranisti

Dopo quasi un secolo la Svezia vira a destra. Nella fattispecie, la coalizione di Jimmie Akesson, leader di Democratici svedesi, che ottiene il 20,6% dei voti e si impone come secondo partito del Riksdag.

Il premier uscente Magdalena Andersson, leader dei socialdemocratici, ha raccolto da sola il 30,4%, ma nonostante ciò ha annunciato le sue dimissioni a scrutinio non ancora terminato.  “Il risultato è chiaro”, ha detto la Andersson. I Democratici Svedesi di Akesson vincono con proposte contro immigrazione e criminalità: e non è così assurdo comprendere il perché visto il Paese di cui stiamo parlando.

Farsi qualche domanda no?

Figuriamoci se qualcuno se la pone, qualche domanda, nel coacervo di dogmi che è il multiculturalismo globalista e sedicente antirazzista. Giammai. Guai analizzare dati evidenti a tutti da decenni, guai a guardare ai problemi quotidiani che affronta la popolazione comune, guai a difendere – realmente e non a parole – i deboli. Meglio parlare di “slogan di trumpiana memoria”, come fa l’Ansa, quando riporta le dichiarazioni di Aeksonn, affermanti quanto segue: “Ora è tempo di iniziare a ricostruire sicurezza, benessere e coesione.

È tempo di mettere la Svezia al primo posto. Ricomincia il lavoro per rendere bella la Svezia”. Insomma, chi si potrebbe mai aspettare che proposte del genere – mettere al primo posto gli svedesi, proteggere la loro sicurezza, e magari anche smetterla di forzare i popoli a vivere ad ogni costo nello stesso ambiente, con tutte le disgrazie che ne conseguno – potessero mai avere un seguito tra i cittadini del Paese scandinavo?

Ci sembra inaudito, in uno Stato in cui gli stupri dal 1975 al 2014 sono aumentati del 1472%. Ci sembra assurdo, considerando che questo aumento pazzesco fu dovuto in gran parte all’invasione di stranieri programmata da decenni dai socialdemocratici, per un rapporto del 19,5 ad uno, secondo il Gatestone Institute, che raccoglie dati con difficoltà nonostante la poca voglia delle autorità locali e dell’Onu di registrare la provenienza degli aggressori.

Incredibile, considerando che sempre le violenze dal 2003 al 2010 siano aumentate ancora, del 254%, come riportano interrogazioni dirette all’epoca alla Commissione Ue (in un 80% dei casi da cittadini di origine straniera e in un altro 40% da residenti da meno di un anno). Non si può proprio, è pazzesco. Ma che che quel modo di concepire la società sia sbagliato o addirittura immorale, ovviamente, è vietato anche solo pensarlo.

Stelio Fergola

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