Dopo aver svenduto l’Italia, il PD vuole ipotecare i nostri palazzi. Zanda: “Dare in pegno il patrimonio pubblico”


di Filippo Burla – Roma, 28 mar – Dare in pegno il nostro patrimonio pubblico a garanzia di un prestito per ottenere le risorse necessarie a affrontare il dopo coronavirus. E’ questa l’allucinante proposta del senatore Pd Luigi Zanda, avanzata nel corso di un’intervista a Repubblica.

La prima lotta, spiega Zanda, è quella “senza quartiere alla pandemia del coronavirus”. La seconda viene subito dopo, “quando ricominceremo a vivere”. In questa successiva fase serviranno “tanti soldi poiché occorrerà aiutare la ripresa sia del piccolo commercio sia della grande industria”. Un problema non da poco, stante l’incapacità dell’Ue di accordarsi su qualsiasi sostegno concreto in tal senso.

Zanda: “Ipotecare Montecitorio e Palazzo Chigi”

Qui l’ingegno del tesoriere del Pd si fa acuto. Quasi criminale: “Se l’Europa non ci aiuta il premier Conte ha detto che faremo da soli. Ma siccome nessun prestito ci verrà mai concesso senza garanzie per far fronte al nostro fabbisogno straordinario senza far esplodere il debito pubblico – prosegue Zanda – potremmo dare in garanzia il patrimonio immobiliare di proprietà statale, almeno per la parte costituita dagli edifici che ospitano uffici, sedi delle grandi istituzioni, ministeri, teatri, musei… È una vecchia tesi che può tornare attuale”.

Il riferimento è all’European redemption fund (Erf), vecchia proposta – risale al 2014 – di emettere un eurobond spalleggiato da garanzie reali: nello specifico, le ricchezze della nazione che richiederebbe i fondi. Cambia il metodo, non però la sostanza. Pur escludendo tra beni da ipotecare quelli più famosi come il Colosseo o la Fontana di Trevi (“Non siamo in un film di Totò”), Zanda non mette alcun limite, persino Palazzo Chigi e Montecitorio: “Si tratta di beni – spiega – già iscritti nel bilancio dello Stato per un valore che si aggira intorno ai 60 miliardi. Ai quali aggiungere i beni degli enti locali e delle regioni, che sono censiti solo parzialmente e secondo alcuni valgono circa 300 miliardi. Per poi domandarsi se si possa far rientrare anche il demanio non strategico né militare, facendolo concorrere al grande sforzo che attende il Paese”. E ancora: i porti, gli aeroporti. Da qui alla libbra di carne il passo è breve.

In uno dei picchi della crisi greca, correva l’anno 2011, aveva fatto scalpore il suggerimento – pur provocatorio che fosse – di ipotecare il Partenone a garanzia dei prestiti che Ue, Bce e Fmi si apprestavano a fornire alla penisola ellenica. La proposta, all’epoca, almeno non veniva dalla Grecia stessa ma dalla Finlandia. Qui gli efialte invece ce li troviamo direttamente in casa.

di Filippo Burla

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