Disastro Draghi sul turismo, allarme di Fiavet: “Green Pass e durata dei vaccini scoraggiano gli arrivi”





Di Giorgia Castelli – Durata dei vaccini diversa, in genere più restrittiva in Italia, oltre al mancato riconoscimento di vaccinazioni effettuate in paesi extra europei, impediscono l’arrivo di molti turisti stranieri. A segnalare il problema, che si aggiunge ad altri per il settore turistico, è Ivana Jelinic, presidente di Fiavet-Confcommercio, intervistata dall’Adnkronos.

«Anche se non possiamo entrare nell’aspetto sanitario di un vaccino rispetto ad un altro, osserviamo che sicuramente il non riconoscimento di vaccini in uso in paesi importanti, come ad esempio la Russia, è una grande penalizzazione per il nostro mercato, soprattutto alla luce del fatto che altri paesi europei li accettano» afferma Jelinic. «Il vaccino cinese poi – prosegue la rappresentante delle agenzie di viaggio – è utilizzato da mezzo mondo e invece, da noi, ci sono infinite riserve.


E dobbiamo trovare una maniera formale e giuridica per poterli riconoscere altrimenti rischiamo che sempre più turisti stranieri, che investirebbero e spenderebbero cifre significative, andranno in altre altre nazioni. Quindi subiamo un ulteriore danno in fette di mercato considerevoli e in un’economia già piuttosto provata e in una situazione in cui il turismo permane in grandissima sofferenza».

Turisti e green pass, l’allarme

Quanto alla durata diversa di vaccini pur riconosciuti in Italia, con le nuove regole che entreranno in vigore il 1 febbraio, che riducono il green pass da 9 mesi a 6, i turisti si troveranno a non poter usufruire di molti servizi e di qui la cancellazione di molte prenotazioni anche in questi giorni.

«Tutte le discrasie complicano la vita del turista e di tutta la filiera che li deve accogliere. Allora – aggiunge Jelinic – o entriamo nella logica di accettare quello che altri paesi e i loro cittadini prevedono altrimenti diventa complesso». Quindi nello specifico spiega: «Se non riconosciamo durate superiori alle nostre e in contemporanea non rendiamo valido il tampone per ottenere il super green pass per questa tipologia di utenti di fatto rendiamo impossibile fruire della stragrande maggioranza dei servizi, a cominciare dagli alberghi».

«Il problema va risolto altrimenti rischiamo di sprofondare»

Fiavet, proprio in questi giorni infatti, sta ricevendo una serie di richieste di informazioni dagli operatori esteri, soprattutto dai paesi più lontani per poterle condividere con i clienti «ma è difficile spiegare, ci sono sempre zone d’ombra dove se il legislatore non chiarisce diventa quasi impossibile ospitarli. Prima del Covid oltre 52% delle presenze era del marcato estero quindi non è qualcosa di cui possiamo fare a meno. Il problema va risolto altrimenti rischiamo di sprofondare sempre di più in una crisi che ci vedrà penalizzati anche in periodi successivi».

Quanto ai nostri connazionali che si vogliono recare a trascorrere vacanze all’estero fuori dall’Europa, laddove possono andare stante le attuali restrizioni determinate dall’apertura di pochi corridoi turistici, «in generale c’è una maggiore flessibilità e pur utilizzando altri vaccini i nostri (che sono approvati a livello europeo) sono riconosciuti», conclude Jelinic.

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