Dilaga la follia politically correct. L’English touring opera “caccia” 14 musicisti: “Ci sono troppi bianchi”


Di Cristina GauriLondra, 22 set — L’English touring opera dà il benservito a 14 musicisti bianchi in ossequio all’undicesimo comandamento — quello delle tavole della Legge politicamente corretta: «Aumentare la diversità etnica, costi quel che costi» o Whatever it takes, per rifare il verso al nostro algido premier.

L’English touring opera manda in soffitta 14 musicista bianchi

Il salato conto dell’inclusione delle «quote nere» nell’ensemble dell’ente l’hanno pagato i 14 sventurati – di età compresa tra 40 e 66 anni – a cui è stato gentilmente notificato che i contratti con la compagnia non verranno rinnovati a partire dalla primavera del 2022.

Questo perché, viene spiegato nella missiva di congedo «l’Opera ha nominato un nuovo direttore musicale, Gerry Cornelius», incaricato di «dare forma all’orchestra moderna», e l’orchestra moderna — lo dice anche il nome, più chiaro di così — deve includere la sua brava percentuale di musicisti diversamente bianchi. Indovinate un po’ l’etnia del buon Cornelius? Vi diamo un indizio che vi farà rimanere esterrefatti: non si tratta propriamente di uno svedese.

Quale futuro per i licenziati?

I musicisti dell’English touring opera lavorano come freelance con contratti a tempo determinato, rinnovabili di stagione in stagione. Molti, però, suonano con la compagnia da 20 anni e lo considerano ormai un impiego fisso. Nessuno si aspettava questo tipo di mazzata. La prospettiva di doversi rimettere a cercare un impiego, magari a 60anni passati, non è proprio rosea.

L’ennesimo sfregio ai musicisti

Rappresenta invece l’ennesimo sfregio a professionisti, operanti nel mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento dal vivo, che durante gran parte della pandemia non hanno potuto lavorare e si sono visti costretti a fare affidamento su sovvenzioni e prestiti. Resta loro un’ultima speranza, cioè ribaltare la frittata politicamente corretta con una mossa paracula e giocarsi la carta arcobaleno: cioè dichiarare di percepirsi come trans, o genderfluid, e gridare alla discriminazione perché licenziati ingiustamente. «Improvvisa, adattati, supera l’ostacolo».

Cristina Gauri

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