Ddl Zan, ecco i 5 attacchi “omofobi” strumentalizzati dalla sinistra che però erano clamorose bufale


Di Ilaria Paoletti – Roma, 2 lug – Come abbiamo imparato bene negli ultimi mesi, se l’emergenza che ci autorizza ad imporsi come tiranni finisce o non c’è bisogna crearla o alimentarla. Questo è evidente dai casi di “omofobia” (le virgolette sono dovute) che emergono ogni tre secondi da quando la priorità nazionale è diventato l’infausto Ddl Zan.

La manovra social e non solo che ha portato a vedere nel discusso decreto legge contro l’omotransfobia la panacea di ogni mali va avanti da ormai anni, ben prima che arrivasse al Senato. Peccato che molti dei casi che sono stati usati per spingere il Ddl Zan come necessario e impellente nei migliori dei casi fossero piuttosto fumosi e inconsistenti quando non addirittura vere e proprie bufale. Ricordiamo insieme le più clamorose.

5) L’aggresione omofoba di Padova – ma era una rissa

Padova, settembre 2020: Due gruppi di giovani, avvinazzati, fanno a botte. Denunciate cinque persone. Finisce qui? Macché! Il giorno dopo la coppia di omosessuali formata da Marlon Landolfo (21 anni di Mestre) e Mattias Fascina (26 anni di Padova) diffonde un video, immediatamente virale, ove raccontavano di essere stati picchiati perché gay. Vip, politici, tutti sono corsi a dargli solidarietà. Ci fu addirittura una manifestazione di piazza. Ma l’aggressione omofoba c’era stata, o no? Pare di no, anzi, pare che anche loro non siano proprio Gandhi.  ono tutti egualmente colpevoli, l’omofobia non c’entra.

La condanna penale infatti è arrivata per tutti – anche per loro. Telecamere di videosorveglianza e testimonianze hanno riportato una realtà diversa: l’ipotesi omofobia va a farsi benedire. Uno dei protagonisti della rissa raccontò al Corriere del Veneto: “Stavamo festeggiando il compleanno di un’amica, avevamo bevuto, camminando abbiamo incontrato questi ragazzi che non sapevamo essere omosessuali. Da lì sono iniziate alcune schermaglie verbali, ma nessuno ha fatto allusioni sui gay. Anzi, dal nulla uno di loro ci ha urlato “omofobi”. Noi non abbiamo visto i due baciarsi, quindi come potevamo sapere che fossero omosessuali?”.

4) La “vittima” gay che sfasciava le auto

La storia di Torino inizia con il grande classico: “Mi hanno assalito perché sono gay”. Parola di Leonardo Ranieri, 53enne, diffuse sui social con corredo di foto con faccia tumefatta e ferita. Solito copione: gara di solidarietà mediatica da parte di testate giornalistiche progressiste e associazioni lgbt. Però c’è qualche particolare che il signor Leonardo era giusto aggiungesse al suo racconto: “Con Leonardo ci sono problemi da sempre”, interviene Antonio Benedetto, presidente del comitato inquilini del suo condominio “nessuno lo tratta male perché è gay.

Ma in molti si tengono alla larga da lui perché spesso è ubriaco. I bar della zona lo hanno bandito perché è molesto. Anche martedì, secondo alcuni testimoni, lo era”. Lo conferma un testimone: “Ho sentito urlare in cortile. Mi sono affacciata e Leo stava dando di matto. A un certo punto ha afferrato un bidet dall’immondizia e lo ha lanciato contro una macchina”. Insomma, si tratta più di ebbrezza che di omofobia.

3) Con l’omofobia puoi “scroccare” il resort? No.

Davvero una storia strappalacrime quella di Marco e Denis, due gay di Padova discriminati in viaggio di nozze. A quanto raccontava la coppia, lo chef del resort Canne Bianche di Fasano gli aveva disegnato con la salsa la forma di un pene su un piatto. E via denunce, omofobia, appelli. Ma era vero? “Ci siamo sentiti umiliati”, raccontavano i due a La Repubblica edizione barese. Casualmente, la loro unione era stata celebrata dal deputato Alessandro Zan (relatore all’epoca alla Camera del Ddl contro l’omofobia). “Il personale è evidentemente poco selezionato e omofobo: lo chef con la salsa ha scritto volgarità nei piatti e voleva farli portare a tavola”. Come ogni attivista che si rispetti, invece di immortalare l’immagine umiliante o fare un salto dai Carabinieri, hanno lasciato una recensione “non negativa, bensì pessima” al resort: “Ho 35 anni, mi sono unito civilmente con mio marito e non sono mai stato vittima di omofobia o bullismo. Di certo non lascerò passare la cosa in sordina”.

TripAdvisor sostituisce le aule di tribunale nel fantastico mondo arcobaleno. Ma il resort li ha sbugiardati malamente: “Il caso raccontato è completamente falso.  Nessuna foto di quanto affermato è stata fornita dai nostri due ospiti in questione, mentre hanno impiegato pochi minuti per farci giungere una richiesta di soggiorno gratuito”. Non solo: “Dopo la nostra risposta, che declinava la loro richiesta di risarcimento, hanno puntato all’attenzione mediatica. Dopo aver capito di aver sollevato accuse molto forti nei nostri confronti senza ragione diversa da quella di conseguire un soggiorno gratis, poi hanno”aggiornato” la recensione  adducendo delle scuse da noi mai formulate”. Che figura barbina.

2) Influencer gay e aggressioni “recitate”

Arriviamo all’influencer Iconize, al secolo Marco Ferrero, che nel 2020 fu catapultato nel mondo delle celebrità per aver raccontato di essere stato vittima di omofobia. Era lui stesso ad aver diffuso i dati su una presunta aggressione su Instagram, dove mostrava un occhio nero dovuto, (a suo dire) ad un pugno ricevuto per strada da un gruppo di tre ragazzi. Prove non ce ne erano, colpevoli nemmeno, ma Iconize ricevette in un lampo messaggi di solidarietà da chiunque; Gaycenter, vip, pubblico. Peccato che Ferrero venne sputtanato davanti a milioni di telespettatori durante una puntata del  Grande fratello Vip  e anche nel salotto di Barbara D’Urso. Una dei concorrenti del Gf, Dayane Mello ha detto al suo ex (di lui) Tommaso Zorzi che si era inventato tutto. Fatto confermato anche dall’ex amica dell’influencer Soleil Sorge da Barbara d’Urso: “Si è colpito da solo con una confezione di surgelati”, dicevano. L’influencer, messo alle strette, ha confessato: “Quando è successo tutto era un periodo molto buio, ho subito molte violenze psicologiche ed ero uscito da storie tossiche. Alzi la mano chi di noi non ha mai fatto una cazzate in vita sua“. I surgelati fanno male …

1 – Orlando suicida per omofobia? No, c’è la pista ricatto

Ha fatto immediatamente notizia il suicidio del giovanissimo torinese Orlando Merenda. Secondo le prime indiscrezioni, quelle che hanno preso ovviamente più spazio sui giornali, il 18enne si sarebbe tolto la vita perché vittima di bullismo e – poteva mancare? – omofobia. Persino lo sfogo della madre aveva favorito questa tesi: “Anche se è gay, doveva essere libero, era libero“, diceva la madre del ragazzo che lo scorso 20 giugno si è lasciato travolgere da un treno. Ovviamente il povero Orlando è stato (senza il minimo rispetto) sfruttato mediaticamente per spingere il Ddl Zan. Non era mancato ad esempio il commento dellassessore ai Diritti della Città di Torino, Marco Giusta: “Abbiamo ora una possibilità importante per cambiare le cose, e mi rivolgo ai senatori e alle senatrici: approvate il Ddl Zan”. A fare chiarezza sulle ragioni che avrebbero portato il povero Orlando a togliersi la vita però sono gli inquirenti stessi: qualche giorno fa hanno escluso le ipotesi di bullismo e omofobia e si indaga per istigazione al suicidio. La pm Antonella Barbera, incaricata per il caso, sembra essere certa che dietro il gesto estremo del ragazzo ci sia un ricatto, forse a sfondo sessuale, forse maturato in un contesto di incontri con adulti che potrebbero aver approfittato di lui quando era ancora minorenne. Per ora Orlando non ha giustizia, ma una cosa è certa: il suo dolore è stata solo l’ennesima occasione per il paladini del Ddl Zan di ricoprirsi di ridicolo.

Ilaria Paoletti

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