Ddl Zan, Cecchi Paone ammette il piano criminale: “Se crei infelicità istighi all’odio e devi essere punito”


Di Cristina Gauri – Roma, 7 mag — Alessandro Cecchi Paone torna alla carica a favore della legge Zan e contro il monologo politicamente scorretto di Pio e Amedeo che tanto clamore mediatico ha sollevato nei giorni scorsi.

Cecchi Paone non vuole giustizia, ma vendetta

Se l’è legata al dito, il giornalista, per le battute sui ricch**ni, e invoca l’approvazione immediata del Ddl contro l’omotransfobia per vedere puniti tutti coloro che «mortificano» gli omosessuali con scherzi e battute. «La verità è che Pio e Amedeo incitano alla mortificazione di coloro che non hanno i nostri strumenti di difesa», spiega a Cruciani nel corso della trasmissione La Zanzara. Sembra quasi che Cecchi Paone voglia vedere approvata la legge per vendicarsi di quando, da giovane, probabilmente qualcuno lo ha apostrofato con epiteti ingiuriosi per sbeffeggiare il suo orientamento sessuale. Un punto di vista non particolarmente lucido o obiettivo dal lato giuridico.

Con Pio e Amedeo se l’è legata al dito

Cruciani ha pure provato a spiegarglielo: Pio e Amedeo, nella loro esibizione, hanno soltanto rivendicato l’uso scherzoso della parola «froc*o» e «finocc**o» rifiutando la marchiatura a vita di omofobi o di coloro che incitano all’odio. Ma Cecchi Paone non ci sta: «Per un ragazzino di un paesino sperduto sentirsi dire froc*o è una ferita nell’anima. Mi chiedi se discriminano? Sì, sono grandi maleducati, non puoi dire come hanno detto a me ‘frocio di me…’», riferendosi all’episodio, narrato dai due nel monologo incriminato, avvenuto quando Pio e Amedeo non erano ancora famosi e si erano trovati senza automobile per strada.

L’episodio del passaggio in auto

In realtà Pio e Amedeo non hanno mai pronunciato l’insulto «froc*o di me***» nei confronti di Cecchi Paone — almeno non pubblicamente. «Questo lo devo dire: Cecchi Paone è un pezzo di m….!» dice infatti uno dei due comici a inizio monologo, «stavamo a Mediaset un giorno fuori diluviava. Noi usciamo, eravamo senza macchina ovviamente, neppure i soldi per il taxi, poi passa Cecchi Paone, noi lo chiamiamo. Lui si ferma e gli chiediamo un passaggio e lui ci dice di no, dice che va dall’altra parte».

Fatto che anche Cruciani ribadisce: «Ma no, non ti hanno detto così, hanno detto che eri un ‘pezzo di me…’ perché non li hai caricati in macchina». Ma il giornalista insiste con il fornire una versione differente, e cerca di darle un peso maggiore benché sia la sua parola contro quella dei due comici. «Me l’hanno detto, me lo hanno detto. Ma a me non frega niente, io faccio una battaglia perché posso e voglio che tutti abbiano gli stessi diritti. In merito a quell’episodio ti farò ridere, io non li ho tirati su perché non li ho riconosciuti, e non carico due sconosciuti».

La legge del più sensibile

«Secondo te uno che dice: “Due gay non fanno una famiglia”. Oppure “Sono contro natura?”, è un’incitazione all’odio?», gli chiede poi Cruciani. Scontata la risposta di Cecchi Paone: «Sì, perché crei infelicità negli esseri umani, inciti all’odio. Se tu dici che i froci non possono unirsi in matrimonio per me sei perseguibile. Pio e Amedeo continueranno a usare quelle parole e io gli ricorderò che la storia di queste parole non è edificante». Insomma, ora non lo nascondono nemmeno più. Vogliono punire chi sostiene che l’acqua bolle a cento gradi. Vogliono precisamente una legge bavaglio per vendicarsi di offese subite — a loro discrezione sarà poi indicare cosa risulta offensivo e cosa no — e trascineranno davanti a un giudice chiunque, a loro detta, «creerà infelicità», senza alcun presupposto oggettivo. Sarà la legge del più sensibile a prevalere. Almeno adesso ne abbiamo la conferma, se mai ne avessimo avuto il bisogno.

 Cristina Gauri

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