Da brava antifascista, prima provoca poi fa la vittima: “Salvini mi ha dato in pasto alla gogna mediatica”





Da Il Primato Nazionale – Roma, 5 mar – La sinistra ha trovato una nuova eroina. Si chiama Giulia Viola Pacilli, 22 anni, vive e lavora a Milano. Nel tempo libero partecipa alle sfilate antifasciste e scrive cartelli che poi diventano virali sui social. L’ultimo è stato immortalato alla pagliaccesca marcia antirazzista di Milano, e recitava testualmente: «Meglio buonista e puttana che fascista e salviniana». Quando la foto ha cominciato a girare su Facebook e Twitter, molti sostenitori di Salvini, che non avevano preso bene la provocazione, le hanno scritto facendole sapere quanto non erano d’accordo. E spesso i toni erano molti pesanti. Quando poi lo stesso ministro dell’Interno ha postato la foto sui suoi profili social, il volume di fuoco è sensibilmente aumentato.

Come si è poi appreso, la giovane antifascista si trovava al momento dello scatto su un carro dei «sentinelli di Milano», un’associazione di omosessuali che si sono «dati il compito di essere i Sentinelli della laicità, dell’antifascismo, dell’antirazzismo». Ma Giulia non è nuova a queste provocazioni: già nel febbraio 2018 aveva fatto il giro dei social una foto che la ritraeva con un cartello con su scritto «stranieri, non lasciateci soli con i fascisti». La scenografia era la medesima: manifestazione milanese per protestare contro lo spettro del razzismo. Quando poi sempre Salvini condivise la foto sui suoi profili, anche allora la ragazza fu travolta da una shitstorm, ossia una tempesta di commenti e messaggi offensivi su Facebook.

Vittima o complice?

E ora Giulia piange: Salvini «mi ha dato in pasto alla gogna mediatica e ha dato il via libera alla violenza», ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Open, il sito online fondato da Enrico Mentana. Ma è proprio tutta colpa del leader leghista? In realtà, gli attacchi socialerano partiti già prima che il ministro dell’Interno postasse gli scatti. Ed è proprio lei a confermarlo: «Qualcosa di Sinistra, una pagina Facebook, aveva pubblicato la mia foto con questo cartello – confessa Giulia sempre a Open –. I miei amici mi avevano taggata nei commenti. La foto è iniziata a girare, anche su pagine di altro tipo. Da qui sono stata bombardata da messaggi terribili, insulti, minacce di morte e di violenza, anche auguri di malattie terminali». A questo punto, a Giulia la manifestazione di sabato è sembrata «l’occasione più adatta per rispondere in maniera diretta a tutti quelli che mi avevano insultata per mesi». E, guarda caso, anche stavolta Salvini ha agito più da terminale dell’indignazione e degli insulti social che non da iniziatore. Ad ogni modo, se il nuovo cartello doveva essere una risposta («diretta» per giunta) agli «odiatori» di un anno fa, va da sé che la diffusione dello scatto era perlomeno cercata. Per questo motivo, non può che sorgere il legittimo dubbio: anziché la gogna mediatica, l’antifascista Giulia non stava forse cercando un po’ di visibilità? In ogni caso, volente o nolente, ci è riuscita.

Di Elena Sempione

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