Crosetto avvisa Draghi: “Quando aumenteranno le persone alla fame ci saranno le rivolte sociali”



di Luciana Delli Colli – La guerra avrà «conseguenze più gravi e più durature del Covid sulle nostre economie». E non è vero che dobbiamo «prepararci» a un’economia di guerra, come dice Mario Draghi, perché l’economia di guerra c’è già.

A tratteggiare a tinte foschissime l’impatto che l’invasione russa in Ucraina ha e avrà sulle nostre vite è Guido Crosetto, sottolineando che «forse Draghi non si rende conto di ciò che sta già succedendo nelle aziende». «Quando aumenterà il numero delle persone sotto la soglia della fame e della povertà  – avverte – ci saranno tensioni sociali che scuoteranno le nostre democrazie. Ho l’incubo di città con luci spente perché l’energia ha raggiunto costi insopportabili e con criminalità aumentata per povertà e fame. Una sorta di Gotham City».

«Reagire in fretta all’effetto boomerang» delle sanzioni

«Nessuno può dire quando la guerra può finire e se può avere evoluzioni peggiori. E questa è già una cosa molto grave», ha sottolineato Crosetto, in una lunga intervista a Libero, nella quale ha rilanciato l’allarme sul fatto che, se le sanzioni, «sono utili per fermare l’azione bellica» e «infatti stanno facendo danni economici gravi alla Russia», allo stesso tempo però «stanno scavando solchi che diventeranno trincee tra l’Occidente e l’Est del mondo, spingendo la Russia nelle braccia della Cina».

«In più – ha aggiunto – stanno provocando un effetto boomerang sulle nostre economie. Per cui dovremmo iniziare a chiederci quale pezzo di Pil perderemo a causa delle sanzioni, quanto ciò si tradurrà in perdita di occupazione e influirà sui bilanci delle imprese e sul potere di acquisto, per poter reagire in fretta».

Crosetto: «Serve un gabinetto di guerra»

Per Crosetto, dunque, servirebbe un «un gabinetto di guerra». Perché «in tempi straordinari non bastano più maggioranza parlamentare e governo. Le istituzioni dovrebbero avere un tavolo permanente in cui prendere decisioni velocemente, coinvolgendo le opposizioni, le forze sociali e gli ad delle maggiori società di energia, logistica o alimentari, per governare i passi da fare, dal punto di vista militare ed economico».

Tenendo presente anche che a livello globale «l’impatto della scarsità di grano nei Paesi più poveri può provocare migrazioni enormi di centinaia di migliaia di persone affamate», sia «da Est, dall’Ucraina», sia «da Sud, dall’Africa».

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