Critica i media di regime, scatta la censura per il comunista Rizzo: “Strapotere dei Big Tech è inaccettabile”


Di Cristina Gauri – Roma, 13 gen – I censori social non dormono mai: lunedì è stato il turno dell’account Twitter di Libero, silenziato inspiegabilmente per un giorno, oggi tocca al leader del Partito comunista Marco Rizzo, a cui Facebook ha cancellato un post per non specificate «violazioni della policy». Essere di sinistra, quindi, non garantisce l’immunità dalla mordacchia social, soprattutto se a parlare è Rizzo, che notoriamente non declina le sue uscite secondo i paradigmi del pensiero unico.

Il post censurato, per esempio, era critico nei confronti della copertura mediatica riservata dai giornali mainstream ai fatti di Capitol Hill, tutta volta a demonizzare senza appello l’occupazione del Congresso da parte dei sostenitori di Trump. «Davvero fantastici i servi dell’informazione nostrana, quando fu costruito il golpe in Ucraina era il popolo che si ribellava a una dittatura, mentre ora che tocca agli americani li chiamano eversivi. In fin dei conti a Washington è successo quello che gli Usa hanno fatto in tutto il mondo negli ultimi 70 anni».

Le dichiarazioni di Rizzo hanno avuto vita breve, fa sapere il politico sempre su Facebook: «Ho ricevuto due restrizioni per una ipotetica violazione degli standard di Facebook: la prima è un ban totale da Facebook della durata di 30 giorni (poi decaduto dopo poche ore), mentre la seconda è un parziale oscuramento dei contenuti per limitare la diffusione dei miei post, nonché la rimozione di un post con elevatissimo consenso», racconta in un lungo post. «La mia unica “colpa” (ed unica ipotetica violazione del contratto d’uso) sarebbe quella di un post che potete qui leggere e in cui esplicito un pensiero di critica rigorosamente politica (tra l’altro assolutamente non in violazione della policy)».

Rizzo sottolinea la gravità del silenziare il deputato di un partito democraticamente eletto: «Qui siamo nel nostro Paese, dove bloccare ieri un giornale, oggi – nel mio caso un profilo politico – è in netta e gravissima violazione della Costituzione e delle leggi in tema di tutela della pluralità di opinione. Siamo ormai in una “repubblica delle banane”? Se rispetti le leggi del tuo Paese, puoi esser “giudicato” da un gestore ricco, potente e privato?»

In Italia queste piattaforme lavorano «grazie all’accesso che gli viene concesso dal potere pubblico», ricorda il politico. «È così sovversivo chiedere che sia garantita a tutti la parità di esercitare il proprio pensiero e che le regole del gioco e chi organizza lo spazio informativo con diritti, obblighi e garanzie chiaramente definiti sia lo Stato e non qualcuno nella Silicon Valley?». Questo meccanismo, puntualizza, potrebbe colpire tutti: «È intollerante ed incredibile che i giganti del web possano decidere sui contenuti, possano scegliere a loro piacimento a chi prestare la loro potente cassa di risonanza e chi censurare, attentando alla libertà di espressione».

Cristina Gauri

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