Crisanti si scatena contro il governo: “Basta accanimento sui non vaccinati e riapriamo tutto”


Di Cristina Gauri – Roma, 18 feb — Togliere tutti i divieti, da subito, come del resto si fa in tutta Europa mentre noi stiamo a guardare, impantanati in un dedalo infinito di restrizioni e atrocità burocratiche di nessuna utilità sanitaria: lo pensa un rinsavito Crisanti intervistato oggi dal Giornale. «Viviamo una fase in cui la popolazione ha la massima copertura vaccinale. Più tardiamo questa misura e meno dura la protezione collettiva».

Crisanti: rinviare le aperture è pericoloso dal punto di vista sanitario 

Togliere le misure anti-Covid in questo momento, secondo il professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova rappresenterebbe una soluzione utile dal punto di vista sanitario: bisogna approfittare ora della drastica discesa del virus.

«Ora abbiamo la curva dei contagi in picchiata e milioni di immunizzati il cui livello di protezione, ora altissimo, decade con il tempo. Quindi è il momento giusto per avere il coraggio di dire basta alle restrizioni. Rinviando le riaperture di due mesi, passano altri 60 giorni dall’infezione o dalla vaccinazione e le persone sono meno protette».

Abbiamo il controllo della malattia: basta accanirsi sui non vaccinati

«Attualmente, a mio avviso, abbiamo raggiunto il controllo della malattia», grazie alla vaccinazione di massa, ma è impossibile ottenere il 100% di copertura. «Nessuno può ambire ad ottenere questo risultato, neppure con il morbillo ci siamo riusciti.

Ma a questo punto gli over 50 non vaccinati», quelli che, a conti fatti, in un hub non entreranno mai, «ce li dobbiamo dimenticare. Sono irrecuperabili. L’obbligo è stata una decisione politica», prosegue, «deciso per evitare l’affollamento delle terapie intensive nel momento del maggior picco, invece andava introdotto molti mesi fa. Ora è del tutto inutile, l’impatto sulla platea degli irriducibili o degli scettici è nullo».

Sul versante dell’addio alle restrizioni, Crisanti propone di togliere la mascherina a scuola, «tanto la maggior parte dei ragazzi o è vaccinato o si è infettato. Comunque, per un problema di responsabilità, serve poco per verificare la situazione reale: basta fare a campione un’analisi di siero prevalenza in ogni scuola per vedere come ha viaggiato il virus e quanti studenti sono immunizzati».

Circoscrivere i fragili

E’ ora di pensare, ripete il professore, alle persone che vanno a ingrossare le schiere dei morti di Covid: «fragili, ultraottantenni, immunocompromessi, coloro che assumono farmaci tumorali: ed è a questa categoria, circa 6-7 milioni di persone, che va rivolta ora l’attenzione della sanità pubblica e dello Stato, non ai No Vax». Ma la vaccinazione, arrivata ormai alla quarta dose, non può essere l’unica soluzione.

Servono, secondo Crisanti, «altre misure di supporto» per «proteggerli fino a che questo virus continuerà a circolare. Quindi, per tutti coloro che hanno diritto alla legge 104 servono sostegni per tamponi molecolari e per assumere badanti». Mentre le persone fragili con lavoro «vanno agevolate in ogni modo, aggiornando la legge sul lavoro agile. Insomma, quando è possibile, è meglio che lavorino da casa per evitare spiacevoli incontri con il virus che sugli immunodepressi non funziona in modo efficace».

Cristina Gauri

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