Crisanti: “La mascherina non serve più, il virus gira lo stesso. Speranza la finisca di mettere in croce gli italiani”





Di Cristina Gauri – Roma, 5 apr — «Le misure di contenimento» del Covid come le mascherine attualmente «servono a poco, bisogna cambiare politica e proteggere i fragili»: non si stanca di ripeterlo Andrea Crisanti, secondo il quale andrebbe rivisti al più presto i metodi di prevenzione del contagio, privilegiando i fragili e «lasciando vivere» tutti gli altri.

«L’equilibrio della pandemia è ancora molto instabile, perché la protezione del vaccino non è duratura», ammette al Corriere il direttore della Facoltà di Microbiologia all’Università di Padova «Si paga il prezzo di 150 decessi al giorno in Italia, il Sars-Cov2 è la maggiore causa di morte e ha un costo sociale elevato». Decessi, come specificato nelle sue precedenti interviste, che riguardano per la maggior parte anziani, immunocompromessi e pazienti con patologie multiple coesistenti.


Crisanti: via le mascherine, il virus gira lo stesso

Situazione che «ci porta indietro di qualche secolo, quando le malattie infettive erano appunto la prima causa di morte. Quanto ai contagi ormai si sono stabilizzati a circa 70mila al giorno a livello nazionale.

Numeri importanti», ma che testimoniano come «l’uso della mascherina non è più in grado di contenere se non in una percentuale tra il 15% e il 20%, perché la variante Omicron ha un indice di trasmissibilità tra 12 e 15 e poi non tutti usano questa protezione al chiuso, alcuni la portano male e altri non sempre».

Discorso che porta diritto al 20 aprile, data in cui il ministero della Salute deciderà se prolungare l’obbligo di mascherina al chiuso oppure metterlo, finalmente, in soffitta. Gli italiani guardano dalla finestra con la mascherina con i dpi incollati alla faccia.

Il nodo quarta dose

Crisanti parla poi di quarta dose. Sarà proprio nelle prossime ore che l’Agenzia europea del farmaco si pronuncerà sull’eventualità di estendere la quarta dose agli over 65 e ai fragili. Il professore si dice possibilista: «Prima o poi me la farò la quarta dose, sono un mezzo vecchietto, ho quasi 67 anni.

Ma la faccio a livello di precauzione», ammette, «poiché non esistono dati che ne indichino una maggiore capacità di protezione contro le complicazioni gravi viste anche nei soggetti con terza dose». E sottolinea: «Il booster non tutela dall’infezione e probabilmente nemmeno la quarta dose».

In sunto: mascherine o meno, vaccino o meno, il virus gira lo stesso. Quindi, sarebbe saggio se al ministero della Salute decidessero di proteggere questi benedetti fragili, e al contempo la finissero di mettere in croce tutti gli altri.

Cristina Gauri

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