Covid e vaccini, Viganò è una furia: “Case farmaceutiche, politici e social media complici di protocollo criminale”



Di Cristina Gauri – Roma, 29 mar – Non ha mai peli sulla lingua Monsignor Carlo Maria Viganò, ora più che mai nel tempo pandemico. Tempo che a detta di molti preannuncia il Grande Reset, quell’azzeramento radicale di tutte le nostre coordinate politiche, sociali ed economiche che le élite globaliste intendono declinare a loro favore.

Tra una bordata contro l’insediamento di Draghi a Palazzo Chigi e una lettera a Trump di denuncia degli orrori di mondialismo e deep state, l’ex nunzio apostolico ritorna con una missiva pubblicata qualche giorno fa su blog del vaticanista Marco Tosatti. In essa si scaglia contro chi, ipnotizzato «dall’indottrinamento mediatico, si ostina a considerare una grave influenza stagionale come un flagello pandemico, inefficaci le cure conosciute e miracolosi i cosiddetti vaccini dichiaratamente inutili e dannosi».

Viganò contro le case farmaceutiche

In tema di coronavirus Viganò ne ha per tutti. Contro i colossi farmaceutici, che «non solo non hanno seguito i protocolli ordinari per la sperimentazione dei farmaci, ma hanno alle loro spalle una lunga storia di condanne per aver già in precedenza causato gravi danni alla popolazione». Il monsignore condanna l’aver preteso «l’immunità totale per i danni che dovessero derivare ai pazienti, ai quali viene chiesto di firmare, assieme al consenso informato, una forma di liberatoria. Così, assieme agli scandalosi profitti per la vendita dei vaccini, le multinazionali del farmaco si garantiscono l’impunità per un’operazione criminale, condotta con la complicità delle Istituzioni internazionali e dei Governi».

Viganò prosegue puntando il dito contro «i termini contrattuali degli accordi stipulati dagli Stati e dall’Unione Europea con queste case farmaceutiche», che «sono inaccessibili e secretati: nemmeno i Parlamentari ed i rappresentanti politici possono conoscere le clausole che hanno dovuto approvare a scatola chiusa». Il tutto dichiarando di non poterne garantire «l’efficacia, a partire dalla immunità al virus».

La campagna contro le cure per far posto al vaccino

L’ex nunzio apostolico denuncia poi «la furiosa campagna contro l’efficacia delle cure già esistenti, dall’uso del plasma iperimmune ai farmaci che molti medici, anche in violazione delle norme sanitarie imposte in questi mesi, hanno ritenuto loro dovere somministrare, con successo, ai loro pazienti». Sicuramente riferendosi all’idrossiclorochina, il cui utilizzo contro il Covid è stato proibito e ostacolato in ogni modo, non essendo soggetta  «a brevetti» e mostrando «immediata efficacia nella cura». Impossibile da accettare per «le case farmaceutiche e per i loro complici» che hanno trovato così il modo di «farne vietare l’uso».

Nella sua impietosa analisi Viganò parla di «operazione criminale» pianificata «per anni, condotta con sistematicità per depotenziare i piani pandemici nazionali, ridurre drasticamente i posti letto negli ospedali e nelle terapie intensive, creare una massa di dipendenti ciechi, sordi e mutiı». Il giuramento di Ippocrate «è stato violato in nome del profitto delle case farmaceutiche e del perseguimento di un progetto di ingegneria sociale».

I media e i social sono complici

Il tutto con la «complicità dei media» a cui si aggiunge «la macchina infernale dei social, da Facebook a Twitter, da Google a YouTube, con un’operazione di censura sfrontata e scandalosa, giunta a cancellare i profili di eminenti scienziati e di affermati giornalisti, per il solo fatto di non obbedire ai diktat della narrazione Covid». Anche in questo caso «non stupisce scoprire i rapporti economici e di parentela sussistenti tra questi colossi multinazionali, divenuti con il tempo proprietari dell’informazione e arbitri di chi abbia diritto alla libertà di espressione e chi no».

Viganò: i più giovani subiscono indottrinamento

Le accuse di Viganò si dipanano fino a toccare l’indottrinamento delle giovani generazioni attraverso «l’istruzione scolastica e universitaria, che oggi viene impartita a distanza con gravissime conseguenze psicologiche per i bambini e i ragazzi. Questa operazione pone oggi le premesse per far sì che un domani si possa unificare l’insegnamento offerto via internet, decidendo quali siano gli insegnanti che possono tenere le lezioni e cosa debbano dire». L’arcivescovo arriva a preconizzare l’istituzione di una scuola con «un numero sempre più esiguo di docenti: un solo professore di Storia per tutti gli allievi di una nazione, con un programma definito e controllato. Non è questa un’eventualità così remota, quando qualsiasi studente viene obbligato a connettersi online e non può più avvalersi del professore della sua scuola».

La pandemia come instrumentum regni

Il tutto per arrivare al banco degli imputati. Dove fa sedere i «teorizzatori della pandemia come instrumentum regni, da Bill Gates a George Soros, in una rete di complicità e di interessi talmente vasta e organizzata da rendere praticamente impossibile qualsiasi misura di contrasto». Assieme a loro troviamo il più inquietante repertorio di organizzazioni sedicenti filantropiche e di lobby di potere, «come il World Economic Forum con Klaus Schwab, l’OMS e tutte le sue ramificazioni nazionali, la Commissione Trilaterale, il gruppo Bildelberg, il Council for Inclusive Capitalism capeggiato da Lady Lynn Forester de Rothschild e sotto la direzione spirituale di Bergoglio e, più in generale, la falange di multinazionali, banche e gruppi di potere che fanno capo a questa cupola di cospiratori». Anche stavolta, insomma, Viganò l’ha toccata pianissimo.

Cristina Gauri

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