Covid, disastro di Joe Biden contro il virus: ci sono più morti di quando c’era Donald Trump


Di Dario Martini – Quattro maggio scorso. Mancano due mesi all’Independence Day. Joe Biden ne approfitta per magnificare la sua vittoria contro il Covid: «Il 4 luglio festeggeremo la nostra indipendenza come Paese e la nostra indipendenza da questo virus». Non è andata esattamente così. I morti per Covid negli Stati Uniti da inizio 2021, il primo anno della sua presidenza, sono 418mila.

Nonostante 450 milioni di dosi di vaccino somministrate i Democratici hanno fatto registrare più decessi dell’era Trump. Già, proprio quel Trump che, secondo la retorica tanto cara alla sinistra, ha sempre sottovalutato il virus fregandosene degli americani che perdevano la vita. Ora, invece, ci rendiamo conto che nel 2020, quando alla Casa Bianca c’era “The Donald”, le vittime per Covid sono state molte meno: 351mila. Una differenza di 67mila vittime. Eppure, Biden ha vinto la campagna elettorale anche grazie a quella narrazione che ha dipinto Trump incapace di comprendere la più grande minaccia del nostro millennio. Come dimenticare le polemiche roventi quando l’ex commander in chief si ammalò di Covid.

«Come può salvare la Nazione un uomo che non si cura di proteggere se stesso?». Era questa l’accusa che veniva mossa a Trump dalle truppe democratiche. Alla luce di quanto è accaduto dopo, con il bilancio delle vittime che è salito a 770mila da inizio pandemia, forse alla sinistra americana e anche a quella nostrana sarebbe dovuto venire qualche dubbio sulla condanna senza appello nei confronti di Trump.

Biden è alla Casa Bianca da undici mesi. Dopo un avvio in sordina sono iniziati ad arrivare i problemi. La ferita della fuga dall’Afghanistan è ancora aperta. Molti americani, non solo tra i Repubblicani, iniziano a nutrire dei dubbi sulle capacità del presidente di tenere i ritmi che la sua carica impone. I sonnellini di Sleepy Joe – come lo aveva battezzato profeticamente Trump – si ripetono con frequenza sempre maggiore. L’ultimo pisolino è andato in scena alla conferenza sul clima di Glasgow.

Le voci su una sua uscita di scena anticipata si sono moltiplicate nei giorni scorsi, quando la vicepresidente Kamala Harris è stata chiamata a sostituirlo per un’ora e 25 minuti, il tempo necessario a fargli una colonscopia. A tutto ciò si aggiunge la proil messa fallita di sconfiggere Covid. Gli Stati Uniti, insieme a Israele e Gran Bretagna, sono stati i primi a vaccinare la propria popolazione.

Sono americane anche le case farmaceutiche che producono i vaccini Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson. L’idea che la campagna vaccinale avrebbe fatto vincere questa battaglia già nel corso del 2021 si è rivelata un’utopia. Bisogna anche sottolineare che gli americani hanno risposto tutt’ altro che entusiasti al richiamo del siero. È vaccinato solo il 59,1% della popolazione (195 milioni hanno ricevuto il ciclo completo). Fa un certo effetto leggere l’ultimo tweet di Ian Bremmer, politologo della New York University mai tenero con Trump, che senza giri di parole ha scritto: «Morti per Covid negli Stati Uniti nel 2020: 385.343. Nel 2021 fino ad oggi: 385.457».

In realtà, come abbiamo visto, i numeri pubblicati da Bremmer non sono esatti. Nel 2020, con Trump, stati sono 351.754 (fonte “Our World in Data” della Oxford University), 33.589 in meno. Nel 2021, con Biden, 418.937 (dato aggiornato al 19 novembre), 33.480 in più. Per correttezza, però, Biden si è insediato il 20 gennaio. E nei primi venti giorni dell’anno, nel pieno della «transizione presidenziale», negli Usa ci sono stati 60mila morti per Covid. Il succo della questione, però, non cambia: tra Trump e Biden, nonostante le promesse di quest’ ultimo, l’emergenza sanitaria ha continuato a colpire più forte che mai.

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