Cortocircuito a sinistra: i militanti di Askatasuna organizzano raid punitivi contro i migranti, le testimonianze choc


Da Lo Spiffero – “Ho visto varie volte i miei amici di colore picchiati da quelli di Askatasuna. Il motivo non lo so. A me sembra che non vogliano vedere africani nel quartiere. Comunque non li ho mai visti cacciare un cinese o uno del Bangladesh”. È la testimonianza resa oggi in tribunale a Torino da un ivoriano di 36 anni in un processo per i presunti raid violenti contro gli immigrati compiuti da attivisti del centro sociale Askatasuna, di area dell’autonomia.

Gli imputati sono sei e sono chiamati a rispondere di due episodi. La tesi degli inquirenti che è le “spedizioni” fossero eseguite per allontanare i pusher e, quindi, scongiurare i controlli della polizia. In aula è stato mostrato un video che mostra l’ivoriano avvicinato e percosso da un gruppo di persone incappucciate. Una giovane senegalese che vende bevande e panini ai “fratelli” di colore (così come li ha chiamati) ha detto che le presunte aggressioni sono compiute da “quelli della casa rossa” e ha raccontato alcuni episodi: “Una volta sono venuti con un bastone contro tre ‘fratelli’ seduti davanti a un bar.

Qualcuno dalla strada ha gridato ‘arriva Askatasuna’. Io ho preso il mio carrello e sono scappata. Non so perché lo fanno. Ma i bianchi non li picchiano. Forse non vogliono che i ‘fratelli’ stiano qua”. L’avvocato difensore, Claudio Novaro, ha espresso delle riserve sull’attendibilità della testimonianza: mentre il verbale dell’interrogatorio reso durante le indagini “contiene frasi in italiano aulico” la donna in aula si è espressa “stentatamente nella nostra lingua”. “Se vuole dire che è stato commesso un falso – ha replicato con una battuta il pm Enzo Bucarelli – allora sappia che l’ho fatto io”.

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