Coronavirus, anche a L’Aquila i buoni spesa prima agli italiani. La sinistra impazzisce: “Criteri vergognosi. Razzisti”




Da AbruzzoWeb – L’AQUILA – Monta la protesta a L’Aquila e insorgono le opposizioni dopo l’approvazione della delibera di Giunta che stabilisce i criteri di assegnazione dei buoni alimentari  per sostenere i cittadini che versano in condizione di difficoltà economica a causa dell’emergenza coronavirus. I buoni spesa, viene spigato, “sono proporzionati rispetto alla consistenza del nucleo familiare secondo la seguente ripartizione: nuclei monocomponente € 100,00; nuclei con due componenti € 200,00; nuclei con tre componenti € 300,00; nuclei con quattro componenti € 400,00; nuclei con cinque o più componenti € 500,00”.

A scatenare le proteste è il fatto che alle somme stanziate dal governo al Comune dell’Aquila, pari a 368mila euro, “potranno accedere attraverso un’autocertificazione, coloro che dichiareranno di essere in stato di bisogno a seguito dell’emergenza Covid 19, cittadini italiani e stranieri residenti in città. Questi ultimi dovranno essere in possesso del permesso di soggiorno di lunga durata”.

Il Circolo di Sinistra Italiana L’Aquila denuncia così le “inaccettabili discriminazioni da parte dell’Amministrazione comunale nell’erogazione dei buoni spesa, in favore delle famiglie bisognose. La Giunta ha deliberato ammettendo al beneficio solo gli stranieri titolari di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, escludendo così tutte quelle famiglie straniere che hanno un permesso di soggiorno a durata”.

Dello stesso avviso Coalizione Sociale che parla di criteri “vergognosi” e sottolinea “la mancanza di rispetto e di qualsiasi scrupolo con cui il governo cittadino, sindaco in testa, sta cavalcando la crisi sociale ed economica”.

Interveine anche Italia Viva che la definisce una “discriminazione ingiusta e in contrasto con le vigenti norme di legge”.

SINISTRA ITALIANA: “UNA PROVA INDECENTE D RAZZISMO SENZA LIMITI”

“Simili esclusioni sono illogiche, ingiuste e in contrasto con le vigenti norme di legge. Sono interventi che devono essere rivolti a tutti coloro che appartengono a una comunità territoriale e hanno subito gli effetti di tale particolare situazione, indipendentemente dalla nazionalità, dal titolo di soggiorno, dalla durata della permanenza precedente sul territorio”, si legge nella nota di Sinistra italiana a firma di Gamal Bouchaib e Pierluigi Iannarelli.

“In particolare, per quanto riguarda i titoli di soggiorno, va ricordato che numerose norme (artt. 2, 41 e 43 TU immigrazione, oltre a varie direttive UE) garantiscono la parità di trattamento con gli italiani nell’accesso alle prestazioni di assistenza sociale a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti, anche se titolari di un permesso di soggiorno per famiglia, lavoro o protezione internazionale; pertanto non è consentito ai Comuni operare distinzioni a seconda del titolo di soggiorno”.

“Quanto agli stranieri privi di titolo di soggiorno, va tenuto conto – senza voler considerare qui la evidente opportunità di un provvedimento di regolarizzazione – che in questa particolare situazione essi non hanno alcuna possibilità di lasciare il nostro paese stante il blocco della mobilità internazionale e l’indisponibilità dei paesi di origine a riammetterli nel territorio. Si tratta dunque di persone “irregolari”, ma di fatto costrette a restare nel nostro paese; e di persone che, a causa dell’emergenza, hanno dovuto abbandonare i loro precari lavori (rider, badante ecc.)  subendo le conseguenze più immediate e pesanti del blocco: non vi è dunque alcun motivo per escluderli dall’aiuto assegnato a titolo di ‘solidarietà alimentare’ (come infatti dispone l’Ordinanza n. 658 del 29.03.2020 pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30.03.2020)”.

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