Conte continua a sparare balle: “Sui migranti risultati migliori che con Salvini”. Ma i dati lo smentiscono




 – È un’intervista a tutto tondo quella andata in onda su “Accordi e Disaccordi” questa sera al presidente del consiglio, Giuseppe Conte.Il capo dell’esecutivo ha toccato diversi tasti, dalla manovra fino al rapporto con gli alleati del suo secondo governo, ma è soprattutto tornato su quello che, fino allo scorso 20 agosto, era il suo vice premier: ossia Matteo Salvini.

Conte ha risposto alle domande sul segretario leghista, il quale nel suo precedente esecutivo era non solo suo vice, assieme a Luigi Di Maio, ma anche ministro dell’interno. Un rapporto, quello tra l’avvocato ed il leader del carroccio, sfaldatosi definitivamente dopo la crisi di governo di questa estate.

Ed è sembrato a tratti di rivedere, nel corso dell’intervista odierna, proprio la seduta del Senato di quel 20 agosto in cui si è consumato il definitivo strappo, con Conte che ha tirato fuori sopiti rancori dovuti soprattutto ai comportamenti di Salvini non graditi all’attuale premier.

Negli studi di Accordi e Disaccordi, Conte ha nuovamente fatto riferimento infatti al carattere del segretario della Lega, come già accaduto nell’aula di palazzo Madama nel giorno della rottura. Questa volta il premier ha puntato il dito su quella che è stata definitiva come “arroganza politica” da parte dell’ex ministro dell’interno: “Ha grandi meriti rispetto alla Lega che ha portato al governo – ha dichiarato Conte – ma a un certo punto non si è accontentato, ha provocato delle slabbrature con strappi istituzionali”.

Il vero argomento di scontro però è quello dell’immigrazione. Cavallo di battaglia di Salvini, il tema è invece stato un vero e proprio tallone d’Achille per la nuova maggioranza giallorossa insediatasi ai primi di settembre. Proprio in quel mese, per la prima volta dopo due anni il numero dei migranti approdati irregolarmente in Italia è tornato a crescere su base annuale, registrando picchi importanti rispetto allo stesso periodo del 2018.

Una circostanza questa, che sotto il profilo politico ha imposto al nuovo governo Conte II l’esigenza di trovare sponde politiche soprattutto in Europa. Sono nate in questo contesto iniziative quali il vertice di Malta, organizzato il 23 settembre scorso su spinta del governo di Berlino, la cui priorità in quel momento era offrire riparo al “figliol prodigo” Giuseppe Conte. Si è iniziato a parlare di redistribuzione automatica dei migranti e meccanismi di quote da ripatire tra tutti i paesi Ue. Quel vertice però si è rivelato una mera passerella politica: nessun documento vincolante uscito dalla riunione, solo bozze portate in discussione alla riunione dell’8 ottobre successivo dei ministri dell’interno europei i quali, in gran parte, hanno sonoramente bocciato ogni proposta.

Un flop politico, uno dei tanti su questo tema che non ha mancato di spaccare la stessa maggioranza visto che la sinistra del Pd, a partire da Matteo Orfini, ha più di una volta chiesto al governo di essere maggiormente discontinuo rispetto a Salvini. Eppure, per Conte quello dell’immigrazione ha rappresentato un tema in cui il governo è riuscito ad intervenire “meglio” pur suscitando meno clamore: “Sull’immigrazione – ha spiegato il premier – stiamo ottenendo gli stessi risultati, anzi maggiori, senza lasciare le persone 20 giorni in mare”.

Difficile però pensare a quali successi si riferisse lo stesso presidente del consiglio. In riguardo al numero dei giorni in cui le navi Ong vengono fatte rimanere in mare, i report hanno mostrato che da Roma, anche con l’esecutivo giallorosso, l’ok allo sbarco non arriva prima di una settimana. La media è solo scesa da 20 a 9, obiettivo ben lontano da quanto sostenuto da buona parte del Pd, il quale ancora oggi accusa il governo Conte II di non far entrare subito i mezzi e di non essersi per questo discostato troppo da Salvini.

Sul numero dei migranti arrivati poi, sono stati registrati solo aumenti. Da questo punto di vista, appare quasi superfluo aprire ad altre considerazioni, visto che le cifre costituiscono mero elemento obiettivo capace di lasciare spazio a ben pochi dubbi. Nel mese di settembre 2018 in Italia sono sbarcati 947 migranti, nel settembre di quest’anno invece si è arrivati a 2.498; nell’ottobre 2018, nel nostro paese sono arrivati 1.007 migranti, nello stesso mese del 2019 il bilancio ha chiuso con 2.017 persone approdate irregolarmente; nel novembre di un anno fa, sono sbarcati 980 migranti, in quello appena trascorso ne sono arrivati 1.232.

Certo, non si tratta di numeri da emergenza, ma appare chiaro come in tutti i mesi in cui a governare è stata la maggioranza giallorossa su base annuale gli sbarchi sono aumentati. E dunque parlare di successo appare quantomeno azzardato. Anche sulla redistribuzione, non automatica ed obbligatoria come il governo sperava di rendere a settembre, non sono stati registrati grandi successi: da un lato sono arrivati diversi accordi per la distribuzione tra Germania, Francia ed altri (pochi) paesi dei migranti, ma non ci sono stati grossi passi avanti, con una situazione sostanzialmente invariata rispetto all’era di Salvini.

Sull’immigrazione dunque, il governo appare più che in altri ambiti un vero cantiere aperto, dove peraltro non tutti gli attori in campo sembrano avere le stesse sensibilità sulla materia. Per questo le dichiarazioni di Conte potrebbero aver fatto sobbalzare dalla sedia non pochi esponenti della stessa maggioranza.

Ed il segretario della Lega, dal canto suo, dopo le esternazioni del presidente del consiglio non ha perso tempo nel rispondere: “Sull’immigrazione ennesima bugia del premier Pinocchio – ha infatti dichiarato Salvini dopo aver ascoltato l’intervista del presidente del consiglio – Con questo governo gli sbarchi sono purtroppo aumentati del 100%”. Un duello a distanza destinato, su questo tema soprattutto, a non esaurirsi questa sera.

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