Cisgiordania, giornalista di Al Jazeera uccisa a sangue freddo dai soldati israeliani: sparata al volto



Di Alessandro Della Guglia – Roma, 11 mag – Shireen Abu Aqleh, 51enne giornalista di Al Jazeera, è stata “uccisa a sangue freddo” dai soldati israeliani nel campo profughi di Jenin, in Cisgiordania.

Ferito un altro giornalista, Ali Samoudi, che stando a quanto riferito dal ministero della Sanità palestinese è stato colpito alla schiena dalle forze di Tel Aviv, ma le sue condizioni fortunatamente non sono gravi. Samoudi lavora network Al Quds e ha raccontato di essere stato colpito mentre si trovava insieme alla collega di Al Jazeera e ad altri giornalisti nelle “vicinanze delle scuole dell’Unrwa vicino al campo di Jenin” e che “tutti indossavano elmetti e divise da giornalisti“.

Giornalista di Al Jazeera uccisa da israeliani: “Video mostrano che è stata colpita al volto”

Secondo Al-Jazeera alcuni “video dell’incidente mostrano che (la reporter, ndr) è stata colpita al volto”. Precisando che “stava seguendo gli eventi a Jenin, in particolare un blitz israeliano, quando è stata colpita da un proiettile alla testa”. L’emittente televisiva condanna duramente l’uccisione della sua giornalista e parla di “crimine atroce” con il quale si vuole “impedire” ai media di svolgere il loro lavoro. Un omicidio, sottolinea al-Jazeera, che viola “le leggi e le norme internazionali”.

L’emittente qatariota punta il dito contro “il governo israeliano e le forze di occupazione responsabili dell’uccisione della defunta collega Shireen” , invitando la comunità internazionale a giudicare responsabili di questo atto “le forze di occupazione israeliane” che hanno “preso di mira e ucciso intenzionalmente” Abu Aqleh.

La condanna di Abu Mazen. Israele “indaga” su palestinesi

Intanto il presidente palestinese Abu Mazen ha condannato il crimine parlando di “esecuzione da parte delle forze di occupazione israeliane della giornalista Shireen Abu Akleh”, come riferito dall’agenzia Wafa. Abu Mazen ha detto inoltre di considerare “il governo israeliano pienamente responsabile di questo atroce crimine”, specificando che rientra nella “politica quotidiana perseguita dall’occupazione contro il nostro popolo, la sua terra e i suoi luoghi santi”.

Nessuna ammissione di responsabilità, al momento, da parte dell’esercito israeliano che sta invece indagando sulla “possibilità” che la giornalista uccisa e il collega ferito “siano stati colpiti da palestinesi armati” durante gli scontri di stamani nel campo profughi di Jenin. Secondo il portavoce militare israeliano, durante l’operazione a Jenin “c’è stato un massiccio fuoco di decine di palestinesi armati contro i soldati”.

Alessandro Della Guglia

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