Cingolani senza vergogna: “Si figuri se l’Italia può seguire gli ordini di qualcuno”, ma noi ne prendiamo eccome!



Da Il Primato Nazionale – Roma, 7 set –  Per Roberto Cingolani “l’Italia non prende ordini da nessuno”. Il ministro della transizione ecologica, riportato dall’Ansa, risponde così alle dichiarazioni di Mosca sulle questioni di dipendenza del nostro Paese da Washington e Bruxelles.

Cingolani ci prova: “L’Italia non prende ordini”

Così parla Cingolani, ospite della trasmissione Il cavallo e la torre, su Rai3, condotta da quell’altro patriota di Marco Damilano: “È la logica di un rappresentante di uno Stato totalitario che pensa che si possa imporre ad uno Stato qualcosa. Si figuri se l’Italia può seguire gli ordini di qualcuno“.

Insomma, non esisterebbe la prevaricazione nella politica mondiale, o per meglio dire gli Stati Uniti sarebbero gli unici a non perpetrarla (perché questo, di fatto, significa quanto detto dal ministro). Il tutto condito dal classico “logica da Stato totalitario”, che sulla questione – ammesso e non concesso che la Russia lo sia – ovviamente non c’entra nulla, ed è sintomatico della difficoltà di commentare la dichiarazione.

La verità è che Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo – ovviamente tirando acqua al suo mulino e tentando di sfruttare la situazione, a differenza di come avviene da queste parti – ha detto semplicemente la verità, quando ha scritto ieri le seguenti parole: “Roma è spinta al suicidio economico per la frenesia sanzionatoria euro-atlantica”. Questo a prescindere dalla semplificazione estrema della frase, tralasciante un altro fatto: che anche Bruxelles, a sua volta, sia dipendente da Washington. E lo dimostrano i salti mortali, i rischi incredibili che sta portando alla salute dei cittadini dell’Unione per seguire una politica delle sanzioni estremamente dannosa per le imprese e i lavoratori europei.

L’Italia prende ordini eccome (ed è un’ovvietà)

Caro Cingolani, l’Italia prende ordini eccome. Lei lo sa perfettamente, ma è importante ribadirlo, visto come viene spesso negata l’evidenza sul tema. Lo fa da molti decenni, in forme diverse (ma su questo si potrebbe scrivere un libro, non un articolo) e con intensità variabili (minori – sebbene imponenti – fino a una quarantina di anni fa, decisamente più onnipresenti dagli anni Novanta ad oggi). In realtà è una banalità sostenerlo, ne sono consapevoli tutti in questo Paese, perfino i più allineati alle agende occidentaliste ed europeiste, i quali al massimo fanno finta di non vedere e deviano il discorso. La stampa mainstream, sicuramente, ha spesso tenuto un atteggiamento di quest’ultimo tipo.

Ad esempio a fine aprile Alessandro Orsini, ospite da Massimo Giletti a Non è l’Arena, aveva paragonato l’Italia a una Bielorussia del contesto occidentale a guida Usa, quindi sostanzialmente a uno Stato satellite, citando il presidente bielorusso e affermando che “Draghi è il Lukashenko di Biden“. Il conduttore, faccia a faccia con lui, aveva risposto come se il professore stesse raccontando qualcosa di inaudito: “Queste sono parole forti però”. Non solo la questione è nota a tutti, ma viene messa incredibilmente in secondo piano e quasi ignorata (anche se in una puntata successiva di fine maggio, Giletti sarà più realista, parlando di “un rapporto con gli Usa che non è che si possa recedere così facilmente”). Ora, va bene prendere atto di una situazione de facto complicata, (l’Ue, ma soprattutto la Nato, frutto di un evento storico gigantesco, e di conseguenza molto radicata anche su basi strutturali), va bene anche ricordare che il sistema di relazioni internazionali sia molto sviluppato nella nostra epoca e pertanto sia logico stabilire delle “interdipendenze” (soprattutto economiche), con altri Stati, ma negare addirittura l’evidenza, onestamente, pare eccessivo.

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