Ciclista italiano pestato ed esibito come un trofeo in Ghana. Lui: “L’Africa non è più pericolosa dell’Italia”


Da Il Primato Nazionale – Perugia, 6 mar – Ivan Bianconi è un ciclista umbro che da Foligno stava compiendo un viaggio a pedali nientemeno che sino in Sud Africa. In Ghana, però, la sua corsa si è momentaneamente arrestata: secondo quanto riporta la pagina Facebook 9001 miles su cui l’appassionato di bici racconta la sua avventura africana, Bianconi sarebbe stato “aggredito e malmenato da un gruppo di giovani armati di machete e coltelli, per un’ora e mezza sono stato maltrattato, denigrato e deriso, tenuto ostaggio con la forza nei modi più selvaggi”

Esibito come un trofeo 

“Più volte sono stato spintonato, spinto e lasciato cadere con la faccia a terra continuando a essere esibito come un trofeo lungo il villaggio che è rimasto stordito e immobile, diviso tra quelli che hanno protestato cercando di difendere me e quelli che invece hanno goduto lo spettacolo.” Questo “atto di razzismo e pura pazzia” come definito dallo stesso Bianconi ha avuto fine quando un uomo di un vicino villaggio lo ha aiutato e messo in salvo. “Mi sento fortunato a poter raccontare quello che è successo” dice Bianconi si prende, in parte, la responsabilità dell’accaduto: “Forse mi sono accampato troppo presto” scrive “rendendomi vulnerabile”.

“L’Africa? Non è più pericolosa dell’Italia”

“Presso la clinica di Accra, dove sono stato portato, oltre alle varie lesioni, i medici hanno identificato un timpano rotto, per il quale hanno raccomandato il rimpatrio per un recupero migliore. Sono tornato in Italia pochi giorni fa e eseguendo controlli più approfonditi, è uscita fuori anche una frattura del naso e di un osso metatarsale sul mio piede sinistro per il quale dovrò tenere il gesso per i prossimi 30 giorni“. Ivan si dice altresì “dispiaciuto e incredulo per quello che gli è accaduto”. Ma aggiunge: “sarebbe sbagliato far credere alla gente che è pericoloso viaggiare in Africa. Non è più pericoloso di quanto lo sia in Italia”.

Di Ilaria Paoletti

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