Choc a Massa, marocchino aggredisce una donna in centro: “Che bel tipino che sei. Ti piacerà essere stuprata”


Di Manuela d’Angelo – MASSA. Una aggressione verbale in pieno centro, offese, minacce di morte e di stupro, davanti a decine di persone, in una giornata assolata di mercato settimanale. È l’ennesimo caso di violenza nei confronti di una donna che si registra nella provincia apuana, questa volta avvenuto, fortunatamente, alla luce del sole e davanti a molti testimoni, il che ha scongiurato soltanto l’aggressione fisica. Ma non ha cambiato la paura di una giovane massese, colpevole solo di essere donna , a quanto pare.

Aveva appena salutato una amica e stava camminando davanti al grande parcheggio della ex Intendenza di Finanza, il martedì mattina occupato dai banchi del mercato. Il suo sguardo ha incrociato quello di un giovanissimo marocchino, auricolari nelle orecchie, felpa e jeans, pulito, dice lei. Il primo apprezzamento del giovane, alla donna è sembrato innocuo: «Che bel tipino che sei» le dice. Il secondo apprezzamento, invece, irripetibile, era così pesante e svilente che ha suscitato in lei una reazione, si è ribellata, ha risposto a tono, lo ha mandato a quel paese. Ma non è finita lì: il ragazzo a quel punto ha cambiato strada e ha iniziato a seguirla, urlandole contro di tutto, offese, epiteti e poi le minacce. «Vieni qui che ti faccio vedere io; sono il capo di una banda che ti spacca in due; adesso chiamo i miei amici, ti facciamo nera come noi; sei morta; ti piacerà essere stuprata»

Girato l’angolo la donna ha chiamato aiuto e il giovane per paura è tornato indietro, ma arrivato davanti alla fermata dell’autobus ha iniziato a dare in escandescenza. Ha preso a calci bidoni della spazzatura e una ex cabina telefonica, spaccando la cornetta del telefono e tirandola contro una passante.

L’amica della donna, quella con cui stava parlando pochi secondi prima che accadesse tutto, ha sentito chiaramente il giovane minacciare di voler tornare a cercare la “moretta” per «darle una lezione». Così ha preso il cellulare per avvertirla che ancora si trovava nelle vicinanze: «Sta urlando che viene a prenderti– le dice– non tornare qui».

È solo allora che la donna decide di chiamare prima una volante, che interviene al mercato senza però riuscire a rintracciare l’uomo, e poi di recarsi in questura per sporgere denuncia. «Non mi sono resa conto subito della pericolosità del soggetto – racconta – Ho reagito perché non trovo giusto che gli uomini possano permettersi di dirci tutto quello che gli passa per la testa. Quando mi ha seguita e ha iniziato a minacciarmi ho avuto paura. E quando la mia amica mi ha detto che stava continuando a inveire e che mi avrebbe cercata ancora, ne ho avuta ancora di più. Ti passano davanti tante scene terribili; pensi che possa davvero seguirti fino a casa. Non sai se riuscirai a difenderti, non sai mai se sono solo parole o se davvero c’è un branco pronto a stuprarti. Io non ho mai avuto paura di niente e nessuno e adesso per la prima volta non ho più sicurezze».

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