Chiuse le indagini sull’orrore di Bibbiano: indagate 26 persone tra cui il sindaco PD. I reati salgono a 108




 – La procura chiude le indagini dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sui presunti affidi illeciti nel reggiano. Salgono da 102 a 108 i capi d’imputazione. Tra gli indagati rimane anche Andrea Carletti, l’ex sindaco di Bibbiano a cui il Riesame ha appena ritirato la misura cautelare che prevedeva l’obbligo di dimora nel suo comune di residenza, Albinea.L’ordinanza della procura di Reggio Emilia che analizzava i casi di alcuni minori che sarebbero state vittime di un sistema di affidi illeciti era stata la scintilla che, il 27 giugno scorso, aveva fattoNon solo scoppiare il caso Bibbiano.

Dall’inchiesta è emersa una serie di accordi sottobanco e favoritismi che svela un’enorme rete formata da enti privati e pubblici e collegata anche dalle istituzioni. Un sistema fatto di intrecci e atrocità che, per anni, sarebbe servito a favorire un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro. Dall’inchiesta della procura sono emerse finte relazioni, falsi documenti e pressioni psicologiche utilizzate dagli psicologi per riuscire a plagiare i minori. Vere e proprie opere di convincimento, meccanismi di persuasione e storie di fantasia per screditare le famiglie dei piccoli. Una volta “plagiati” i bambini avrebbero dovuto denunciare i genitori, raccontando di aver subito violenze mai avvenute.

I reati contestati sono, a vario titolo, peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

A sei mesi dallo scoppio dello scandalo oggi la procura conferma tutti i capi di imputazione, altri sono stati aggiunti grazie alle ricerche dettagliate degli ultimi mesi. Quattro capi d’imputazione sono stati stralciati. Si tratta del direttore dell’Ausl reggiana, Fausto Nicolini, l’addetta stampa dell’azienda sanitaria locale Federica Gazzotti, l’ex sindaco di Cavriago nonché già presidente dell’Unione Val d’Enza Paolo Burani e l’avvocato Marco Scarpati. Per uno tra gli indagati le indagini del nucleo investigativo coordinate dal pm Valentina Salvi e dal procuratore Marco Mescolini hanno portato alla consenso alla richiesta di patteggiamento. É stata fissata l’udienza per il 27 gennaio di fronte al giudice per le indagini preliminari.

Al via i 20 giorni di tempo per gli interrogatori a cui saranno sottoposti gli indagati, poi la Procura sarà chiamata a decidere se procedere con le richieste di rinvio a giudizio.

GLI INDAGATI AL CENTRO DELL’INCHIESTA

Tre i capi d’imputazione nei confronti del guru della “Hansel e Gretel”. Concorso in abuso d’ufficio l’accusa nei confronti di Claudio Foti alla quale si sono aggiunte, sulla base delle registrazioni delle sedute da lui sostenute con alcuni minori presentate dal legale dello psicologo in sede di tribunale, frode processuale e lesioni personali gravissime.

Tra i destinatari dell’avviso di chiusura delle indagini anche Andrea Carletti. Il sindaco di Bibbiano e delegato dell’Unione Comuni Val d’Enza alla specifica materia delle politiche sociali, che si conferma indagato per abuso di ufficio e falsità ideologica. Secondo quanto redatto dai pm l’ex sindaco dem avrebbe lavorato assieme a Foti alla creazione di un progetto volto a consentire, allo psicologo, la prosecuzione illecita del servizio di psicoterapia. Una comunità per minori che, sotto proposta proprio del sindaco dem, sarebbe nata nel paesino dove operava il primo cittadino. A Bibbiano. Un’idea già andata in porto e prota a prendere forma e la cui gestione degli spazi, in assenza di qualsivoglia procedura ad evidenza pubblica, era già stata interamente affidata al centro studi Hansel e Gretel.

Tra i principali indagati rimane anche Federica Anghinolfi, dirigente dei servizi sociali della Val d’Enza. Secondo quanto contestato dalla procura nel provvedimento, la capa degli affidi, avrebbe, minacciato i genitori di uno dei bambini, intimidando che gli avrebbe permesso di vedere i figli “a condizione che rilasciasse ai Servizi Sociali il suo consenso a che il figlio minore fosse sottoposto ad un percorso di psicoterapia specialistica con Foti”. Per i pm, Anghinolfi avrebbe compiuto “atti idonei diretti in modo inequivoco a costringerlo a prestare il predetto consenso”. Tutto, al fine di procurare a Foti Claudio, profitti indenaro, pari al corrispettivo richiesto per le sedute terapeutiche di euro 135 ogni ora”.

Un atteggiamento intimidatorio che si sarebbe materializzato in una mail recapitata al genitore da parte di un’assistente sociale dietro ordine della dirigente Anghinolfi. “Rispetto alla richiesta del suo assistito di vedere i figli, dopo essermi confrontata in équipe, le comunico che il Servizio non è d’accordo a svolgere tale incontro. Lo stato di malessere per quanto successo è ancora molto presente e disturbante per la vita dei minori. Poiché si rende necessaria una psicoterapia specialistica, chiedo che il suo assistito possa trasmettere, tramite il suo aiuto, un’autorizzazione al servizio scrivente ai percorsi terapeutici necessari, forse una volta avviato il percorso e ristrutturato il trauma subito ci potranno essere maggiori spazi”.

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