Open Arms, Paragone svergogna i traditori venduti del M5S: “Eravate per la linea dura, il Pd vi ha stregato”


Di Massimo Baiocchi – «Salvini è uno degli interpreti della linea dura. Quindi mandandolo a processo per la seconda volta si dice voi non dovete seguire quella linea». L’intervento di Gianluigi Paragone in aula svergogna i Cinquestelle. La richiesta di autorizzazione a procedere sul caso Open Arms è solo un fatto “politico”. «Sui flussi migratori, anche secondo l’Europa, non ci può essere la possibilità che i governi abbiano una linea dura.»

«Gianluigi Paragone: gli ingressi portano contagi»

«I cittadini italiani sono stati costretti al lockdown. Poi dall’altra parte vedi ingressi e voli incontrollati che rischiano di portare un possibile contagio», incalza Gianluigi Paragone. «Il problema non è il processo Salvini. Il tema qui è politico. Salvini non era un re, ma svolgeva il ruolo di ministro degli Interni. Anche il M5S in campagna elettorale era duro. E nella maggioranza, la linea comune era stata trovata. Ma ora con il cambio di alleanze i decreti sicurezza imbarazzano».

«La gente pensa in tutt’altro modo»

«Con questo voto capiremo chi dice no a flussi migratori incontrollati, o chi dirà sì strappando qualche consenso. Peccato che la gente fuori dice le cose non stanno così. Mi auguro che una volta per sempre si prenda una linea. L’Europa con i flussi migratori incontrollati vuole creare panico”, conclude Gianluigi Paragone.

Anche la Lega si scaglia contro il M5S

Sulla stessa linea Erika Stefani, della Lega. «Si è trattato di un preminente interesse pubblico, preminente e non prevalente. C’era un coinvolgimento politico governativo. E anche in altri casi, come Gregoretti, sia Di Maio che Toninelli parlavano di una situazione fuori controllo sull’immigrazione e che l’Italia non poteva accoglierne altri. Nulla è cambiato da allora, sia con Diciotti che con Gregoretti il M5S prese una posizione. Oggi cosa è cambiato? Solo le alleanze. L’avversario si combatte con i voti e non in un’Aula di Tribunale».

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