Calca sotto casa della Romano? Nessuno interviene. Ristoratori disperati in piazza? Multati


di Adolfo Spezzaferro – Milano, 12 mag – In Italia ci sono due pesi e due misure sugli assembramenti. Il ministero dell’Interno ha punito severamente i ristoratori milanesi scesi in piazza per chiedere aiuto al governo ma non ha fatto nulla ieri per impedire l’incredibile calca di giornalisti sotto casa di Silvia Romano. “Ieri le regole non sono state rispettate. Non ci sono assembramenti di serie A e di serie B”, è il commento a scoppio ritardato del sindaco Beppe Sala. “E’ stato un assembramento impressionante – fa presente -. Mi sarebbe piaciuto vedere sui quotidiani una stigmatizzazione del comportamento di giornalisti e foto-operatori”, dice il primo cittadino di Milano.

La calca di ieri era ampiamente prevedibile ma il governo e Sala non hanno mosso un dito

A noi sarebbe piaciuto che di concerto con il Viminale Sala avesse impedito la ressa di ieri, in totale violazione delle regole anti contagio imposte dal governo Conte. Anche perché il grave episodio era ampiamente prevedibile, data l’eco mediatica del ritorno in Italia della cooperante milanese sequestrata in Kenya nel novembre 2018 e costata allo Stato italiano 4 milioni di euro. Le parole di oggi – di quello stesso sindaco che all’indomani delle ignobili sanzioni contro i ristoratori milanesi, scesi in piazza rispettando le norme sul distanziamento sociale, si è affrettato a chiarire che le multe non dipendessero da lui ma dal ministero dell’Interno – non fanno che aumentare l’indignazione. La disparità di trattamento è inaccettabile, ancor più se le autorità fanno a scaricabarile, rimbalzando le responsabilità. Alla fine, quello che resta è la punizione che arriva per alcuni e per altri no.

I primi a violare la distanza di sicurezza sono stati Conte e Di Maio

Peraltro i primi a violare le norme sulla distanza anti-coronavirus erano stati il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, nelle foto di rito con la Romano appena rientrata in Italia. Ecco perché la protesta che divampa sui social per il fatto che la ressa di ieri resti impunita, quando invece gli italiani vengono multati a ogni piè sospinto da un regime di dittatura sanitaria, è sacrosanta, sebbene confinata soltanto sulla rete.

Un premier che predica bene e razzola male

E se le Mascherine tricolori per il secondo sabato di seguito – nel totale rispetto delle distanze di sicurezza – sono scese in piazza proprio per protestare contro il governo Conte, il resto dei cittadini resta attonito di fronte a un premier che predica bene e razzola male. Conte non fa che ripetere che “se non si sta attenti ritornano i contagi e tutti i sacrifici compiuti saranno stati vani”. E poi i cittadini devono vivere in un Paese dove non si applicano regole univoche per tutti. Per di più, tra i giornalisti, i fotografi e gli operatori assiepati sotto casa della Romano c’erano anche membri delle forze dell’ordine. Il paradosso nel paradosso: un agente che viola le regole sull’assembramento perché trascinato dalla folla.

di Adolfo Spezzaferro

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