Brindisi, l’orrore di 2 clandestini somali: prendono a calci il gatto dell’educatrice e tentano di dargli fuoco


Di – È una di quelle storie che non si vorrebbe mai raccontare. È una di quelle storie che lasciano il segno. Due giovani hanno cercato di dare fuoco a un cucciolo di gatto dopo averlo preso a calci. Il fatto è accaduto in Puglia, a Latiano, un piccolo Comune in provincia di Brindisi. Due immigrati 18enni, entrambi di origine somala, sono stati denunciati in stato di libertà dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti di animali.

I due sono domiciliati in una comunità educativa per minori dopo un affidamento dell’ufficio immigrazione della questura di Brindisi su disposizioni della procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Lecce.

I due si sono accaniti contro il piccolo gatto. Non si tratta di un animale qualsiasi, ma è di un’educatrice della comunità dove vivono i due diciottenni. Dalle indagini portate avanti di militari a cui si è subito rivolta la donna è emerso, come detto, che i due hanno maltrattato il gatto colpendolo a calci e tentando, in un secondo momento, di dargli fuoco. Il felino ha riportato ustioni sulle vibrisse (sono quelle che noi chiamiamo comunemente baffi) e parte della pelliccia. L’animale è stato subito soccorso e medicato dal personale della comunità ed è stato tratto in salvo per poi essere affidato ad un veterinario per le cure del caso.

Probabilmente i due somali non sanno che maltrattare i gatti è un gesto molto grave. Come è scritto sul sito “Tutto sui gatti“, a tutelare gli animali (gatti compresi), c’è una legge che dà la possibilità a chi assiste al maltrattamento di poter denunciare l’aggressore. È considerata una forma di violenza anche la segregazione degli animali in spazi angusti e limitati così come l’abbandono (a distinguere i due tipi di angherie è l’articolo 727 del codice penale) ed è dovere di ogni cittadino denunciare ogni situazione ritenuta più o meno grave agli organi competenti.

La legge (la n. 198 del 2004) enuncia che “Nessuno causerà inutilmente dolori, sofferenze o angosce ad un animale da compagnia. Nessuno deve abbandonare un animale da compagnia.“. Gli aggressori sono, pertanto, perseguibili anche penalmente rischiando la reclusione da tre fino a diciotto mesi oltre che ad una sanzione economica che va da un minimo di cinquemila euro ad un massimo di trentamila euro.

Quello di Latiano non è l’unico caso di maltrattamento di un gatto. Appena due settimane fa a Chiesanuova, un Comune in provincia di Torino, un uomo dopo aver litigato con la compagna, ha tentato di cacciare di casa i due animali di proprietà della donna. Sul posto sono intervenuti gli agenti di polizia dopo una segnalazione, da parte dei vicini della coppia, per rumori sospetti temendo fossero i ladri. Insomma i gatti, come dimostra quest’ultimo caso, possono anche essere oggetto di ritorsione per amore.

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