Bimbe violentate: la toga rossa pro-Ong Breggia ha dato protezione al pakistano perché si è dichiarato gay


Di Cristina Gauri – Roma, 2 giu – Il pakistano arrestato ieri a Viterbo con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di due bambine di 11 e 13 anni era regolare sul territorio per sentenza del Tribunale di Firenze, avendo ottenuto la protezione dopo avere dichiarato di essere omosessuale (e quindi passibile di persecuzioni nel Paese d’origine). Stando a quanto riferisce Il Giornale la sezione speciale sull’immigrazione del tribunale fiorentino, presieduta dal giudice vicina alle Ong Luciana Breggia, nel primo semestre del 2017 aveva accolto l’87,5% dei ricorsi contro i decreti di espulsione, tra cui quello del violentatore pakistano. “Dietro quelle pratiche, quei fascicoli, c’è la storia umana del nostro tempo – ha dichiarato la Breggia – non sono numeri, ma persone e spesso dietro a queste persone ci sono altre persone in bilico, in pericolo”. In pericolo come le due bambine aggredite dall’”omosessuale” di Viterbo?

La nota del Viminale

Il Viminale ha ieri diffuso una nota molto critica nei confronti dell’operato della giudice pro immigrati. “Ha ottenuto la protezione dichiarando di essere omosessuale, ma questa mattina è stato arrestato per violenza sessuale su due ragazzine di nemmeno 14 anni – si legge – È la vicenda del pakistano finito in manette a Viterbo: è regolare sul territorio nazionale per decisione del tribunale di Firenze. L’ordinanza a favore del pakistano è del 5 aprile 2017: nel primo semestre di quell’anno il tribunale toscano aveva accolto l’87,5% dei ricorsi di chi non vuole lasciare l’Italia”. La nota del Viminale continua impietosa contro il tribunale fiorentino: “È il tribunale in cui, ad agosto 2017, è stata istituita la sezione specializzata sull’immigrazione presieduta dalla dottoressa Luciana Breggia, relatrice della sentenza che ha escluso il Viminale dal giudizio sull’iscrizione anagrafica di un immigrato. La dottoressa Breggia è il magistrato che ha partecipato a dibattiti con le Ong, ha presentato un libro contro i respingimenti e i porti chiusi e in un dibattito sul tema ‘Migranti alla frontiera dei diritti. Una questione storica-giuridica-culturale’ dell’8 aprile 2019 ha sostenuto che ‘nessuno è clandestino sulla terra‘”. La nota si conclude spiegando come “La commissione territoriale aveva respinto la richiesta di asilo del pakistano, ma l’immigrato aveva fatto ricorso. Tenuto conto della gravità dei fatti, grazie al Decreto Sicurezza – sottolinea il Viminale – verrà richiesta alla Commissione Nazionale la revoca del permesso che comunque scade il 24 luglio 2019. Fatte salve le esigenze cautelari, il pakistano potrà essere espulso”.

“Affari suoi”

Sulla vicenda si è pronunciato anche il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli(Lega): “La terribile vicenda di Viterbo – spiega – è ancora più ripugnante pensando al fatto che questo individuo era stato accolto in Italia in quanto si era dichiarato omosessuale e per questo a rischio nel caso fosse rimandato in Pakistan. Ora in Pakistan tornerà subito perché verrà espulso e a questo punto affari suoi se correrà rischi o meno, la cosa non ci riguarda. Ma resta il dramma di queste sue bambine violentate e la preoccupazione pensando che altre migliaia di immigrati avranno ottenuto la medesima protezione semplicemente dichiarando di essere omosessuali”.

Di Cristina Gauri

Leggi la notizia su Il Primato Nazionale