Bergoglio è il “papa” dei clandestini: da gennaio sono ben 40 gli appelli pubblici pro-migranti e accoglienza




 – I tradizionalisti lo chiamano “mantra pastorale”: papa Francesco, dall’inizio del 2019 a oggi, ha parlato di migranti e gestione dei fenomeni migratori in almeno 40 circostanze pubbliche o rese note. Il primo richiamo è datato 5 gennaio. Il caso era quello riguardante i 49 migranti stipati sulla Sea Watch e sulla Sea Eye: “Rivolgo un accorato appello ai leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone”. 


La controversia sulle Ong ci avrebbe accompagnato per mesi. La “teologia del popolo” presenta le sue priorità. Il 20 gennaio successivo, Jorge Mario Bergolio ha voluto esprimere il suo “dolore” per 170 naufraghi, definiti “vittime, forse, di trafficanti di esseri umani“. La visita apostolica a Panama, che ha avuto luogo dal 23 al 27 gennaio, è stata un’occasione buona per ribadire come “la paura” finisca col declinarsi nella pazzia. Il primo mese dell’anno si è chiuso con una certezza: il vertice della Chiesa cattolica non riteneva affatto, e non ritiene, che i muri rappresentino una soluzione. Accogliere, come sappiamo, costituisce per il pontefice argentino un obbligo da interpretare alla stregua di un diritto assoluto.

Procedendo in maniera rapida e saltando a piè pari qualche occasione in cui l’ex arcivescovo di Buenos Aires ha posto sul tavolo del dibattito universale il tema in oggetto, è possibile annoverare il viaggio in Marocco, che ha avuto luogo alla fine di marzo: “Voi sapete quanto ho a cuore la sorte, spesso terribile, di queste persone, che, in gran parte, non lascerebbero i loro Paesi se non fossero costrette“, ha scandito il vertice della Chiesa cattolica durante quella visita, invitando pure la Comunità internazionale all’applicazione del Global Compact.

Aprile, in cui ricorreva la Pasqua, può essere definito il mese delle “omelie politiche”. Come quella pronunciata nella solennità della Via Crucis: “(I migranti, ndr) trovano le porte chiuse a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici”. Poche settimane dopo, del resto, si sarebbe svolta la consultazione europea, che rischiava di coincidere con l’esplosione elettorale delle istanze sovraniste. La “Chiesa in uscita” continuava, senza nascondersi troppo, a tuonare contro il pericoloso ritorno del nazionalismo sul palcoscenico del Vecchio continente. Il Papa, nelle settimane successive alla tornata valevole per il rinnovo del Parlamento europeo, ha insistito nel predicare sui “porti aperti”.

Giulio Meotti de Il Foglio ha postato su Twitter un’elencazione esaustiva delle “volte” in cui papa Francesco ha “perorato la causa dei migranti” nel corso del 2019: se ne contavano 24, ma eravamo all’inizio di maggio, mentre la nostra di elencazione, peraltro parziale, si è fermata ad aprile. Prima di allora, il vescovo di Roma aveva anche sottoscritto con il grande imam di Al-Azhar il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convinvenza comune”. È un testo che per i cattolici conservatori ha anche una rilevanza in materia di equiparazione gerarchica tra la religione cristiano-cattolica e quella musulmana. Ma, trattando il tema del rapporto tra i cattolici e le persone di fede islamica, quello storico documento rileva pure in materia di multiculturalismo e immigrazione.

Dopo il 5 maggio, che è l’ultima data segnata nell’enumerazione del giornalista sopracitato, sono stati pronunciati altri ammonimenti e sono state messe in campo altre iniziative in favore delle cosiddette “minoranze”: il discorso del 6 maggio, che è stato proferito in Bulgaria, l’udienza in Macedonia del Nord del 9, l’udienza generale del 15 maggio, l’intervista a Televisa della fine di maggio in cui il pontefice argentino ha voluto spiegare i perché della sua perseveranza, il messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 29 maggio, le riflessioni scandite durante la visita in Romania tra il 31 di maggio e il 2 di giugno, la presa di posizione del 4 giugno sui corridoi umanitari in Libia, l’attacco contro le restrizioni europee del 10 giugno, la “vicinanza” espressa ai migranti durante l’Angelus di Camerino, l’inserimento della questione migratoria tra le urgenze poste il 10 giugno scorso ai cappellanni dell’aviazione civile, il post con l’hashtag #Whitrefugees comparso sul profilo @Pontifex il 20 giugno, il discorso del 21 giugno a Napoli, l’udienza generale del 26 giugno, i consigli rivolti ai pellegrini messicani nella stessa data, l’invito ad “accogliere” inoltrato al patriarcato ecumenico del 28 giugno, il “dolore” e l'”immensa tristezza” comunicati all’intero mondo dalla Sala Stampa per via della foto ritraente un padre e una bambina morti nel Rio Grande, il videomessaggio per la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato del 2 luglio, sino ad arrivare a ieri, quando il papa ha officiato la celebrazione tematica alla quale hanno preso parte anche coloro che operano nel settore dell’accoglienza, in virtù del sesto anniversario della visita di Jorge Mario Bergolio a Lampedusa, che è l’isola teatro delle vicende accadute attorno alle imbarcazioni di alcune Ong, su tutte la Sea Watch 3. Siamo, insomma, nel novero dei quaranta momenti centrati sul tema in oggetto da gennaio a luglio. Quanto elencato è approfondibile sull’agenzia Sir.

L’estate è ancora lunga e registrare tutte le contingenze in cui il Santo Padre è tornato a ribadire la visione del cattolicesimo, predicando quelli che le istituzioni ecclesiastiche reputano precetti evangelici, non è semplice, ma è chiaro come il primo pontefice sudamericano della storia abbia deciso quale sia la costante pastorale del suo pontificato

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